Music

M. Ward – Think Of Spring (Anti/Spin-Go!)

M. Ward ci lascia con il dubbio che She & Him, il suo duo con l’attrice prestata alla musica Zooey Deschanel (Almost Famous, Elf, L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford) che da una dozzina d’anni grazia la scena americana, siano finiti in stand by oppure no. Poco importa, perché con Think Of Spring (e mai titolo fu più ben augurante nel pandemico inverno 2020) quello che ci ritroviamo per le mani è solo l’ultimo di una decina di album frutto di un music performer fra i più brillanti attualmente in circolazione.

Matthew Stephen Ward

Un approccio ramingo ma con assoluto tono, il suo, che rammenta non poco quello del suo, at times, compagno di musica Howe Gelb, il Giant Sand che segue solo una logica: il “chi mi ama, mi segua”. Dalle nostre parti siamo disponibilissimi. Qui M. Ward, che già sapevamo essere ottimo e lunare interprete di brani altrui (1 per tutti: riascoltatevi la sua sorprendente versione per animali solitari e notturni della bowieana Let’s Dance) – dicevamo, qui gioca davvero l’asso: reinterpretare quasi tutto, tranne un paio di cambiamenti, il più che leggendario Lady In Satin (1958) di Billie Holiday, gira e rigira 1 degli album più influenti di tutto il ‘900. Matthew (la M puntata sta per quello) racconta di averlo ascoltato tutto in un shopping mall di San Francisco circa 25 anni fa, quand’era appena 20enne: «Non sapevo molto dei dischi di Billie o della sua vita o di come la sua voce fosse cambiata nel corso degli anni. In ogni caso, il suono proveniva dall’altra parte del centro commerciale e ricordo di aver scambiato la sua voce per una bellissima chitarra elettrica perfettamente distorta – qualche cosa di un altro mondo che galleggiava su questo strano e lugubre oceano di corde. Ne fui rapito per la vita». Insomma, basta poco perché nascano grandi passioni.

Un dettaglio della copertina originale di Lady In Satin (1958) di Billie Holiday

Think Of Spring è pura magia per una quarantina di minuti scarsi – dove Ward con giusto una chitarra e poco altro s’inventa una performance che coglie il momento, cristallizzandolo alla perfezione. Niente agiografia, niente di sterile coverismo: qui lo stato di grazia è palpabile. Certo, aiuta un repertorio top-di-gamma ma è, soprattutto, l’atmosfera che M. è riuscito a creare che seduce dalla prima all’ultima nota. Licenza d’artista, come già evocavamo: l’originale è rimontato a piacimento in quanto a sequenza di tracklist, saltano un paio di numeri (Glad To Be Unhappy, The End Of A Love Affair) ed è aggiunto All The Way, che ci piace pensare arcano omaggio a Jimmy Scott, 1 dei grandi adepti di Lady Day (Billie che comunque non mancò anch’ella di incidere il pezzo, per amore di precisione nel 1959 in Billie Holiday With Ray Ellis & His Orchestra).

«L’idea di Think Of Spring è quella di filtrare le canzoni e gli archi di Lady In Satin attraverso una singola chitarra acustica utilizzando varie accordature alternative e una quantità minima di trame e manipolazione in studio. La maggior parte delle canzoni sono state registrate su 4 tracce Tascam analogiche. E alla fine Think Of Spring è ispirato sì a Billie Holiday ma pure a Ray Ellis (appunto l’arrangiatore di Satin, NdR), J.J. Johnson (jazzista trombonista presente in Satin, NdR), John Fahey e Robert Johnson».

E il colpo riesce benissimo: sentire per credere I Get Along Without You Very Well, For Heavens Sake quasi sui registri Édith Piaf, la strappa applausi Violets For Your Furs dai tocchi faheyiani, I’m A Fool To Want You e il paradigma Holiday che è You Don’t Know What Love Is. Dettaglio che non passi inosservato: il titolo dell’album, Think Of Spring, proviene da una poesia scritta nel 1924 da Jane Brown-Thompson che alla fine divenne appunto il classico di Hoagy Carmichael, I Get Along Without You Very Well. Piace tutto questo M. Ward che porta il raso Billie Holiday con perfetto stile.

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