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Krautrock Part 5 – I Lisergici. Ash Ra Tempel

Premessa onesta e indispensabile: la scena tedesca era quasi tutta lisergica, ma chi ne ricavò fonte d’ispirazione e filosofia di vita furono gli Ash Ra Tempel. Anche perché della formazione fece parte Timothy Leary come guru ispiratore; e senza di lui è ben difficile che gli Ash Ra Tempel sarebbero stati la stessa cosa. Fra un arresto e l’altro, lo psichiatra americano aveva soggiornato in Germania ed era entrato in contatto con la vita comunitaria di molti musicisti: a testimoniarlo è la sua presenza ufficiale nei credits di Seven Up, il loro 3° Lp. Spesso, in Italia, il disco fu accreditato esclusivamente a lui: ricordo ancora Raffaele Cascone in una puntata radiofonica di Per Voi Giovani presentare Downtown, il blues elettronico d’apertura nonché 1° movimento della suite Space, accreditandolo come brano di Timothy Leary.

Gli Ash Ra Tempel nascono come trio featuring il bassista Hartmut Henke e l’onnipresente Klaus Schulze alla batteria, ma è in fondo una one man band creata dal chitarrista Manuel Gottsching. Negli anni 70, secondo i critici (Maurizio Baiata del periodico settimanale Ciao 2001 in primis) potevano far parte dell’area “cosmica”; e se vogliamo ragionare di atmosfere e di “sentire” forse sì, non è sbagliato, ma c’è una differenza fondamentale rispetto ad altri cosiddetti cosmici quali Edgar Froese dei Tangerine Dream o Florian Fricke dei Popol Vuh: ossia che il deus ex machina degli Ash Ra Tempel è un chitarrista non pentito e non un organista. La differenza la si capisce dal 1° Lp eponimo, che pur essendo strutturato in 2 suite si orchestra su una lunghissima variazione solistica della chitarra, sia pure con poderose intromissioni elettroniche e “concrete”.

Schwingungen (Vibrazioni), il 2° album che fin dal titolo fa l’occhiolino alla California, è superiore. Al posto di Schulze c’è il batterista Wolfgang Muller, ma si capisce che il pallino è sempre in mano a Gottsching che crea una sorta di drammatico blues cosmico nel primo, bellissimo brano Look At Your Sun, mentre arcana e metafisica appare la suite vagamente pinkfloydiana che occupa tutta la seconda facciata.

Il già citato Seven Up, in ossequio alla libertà “lisergica”, è abbastanza destrutturato poiché troviamo azzeccati riff chitarristici insieme a cacofonie, dandoci l’idea di un prodotto sostanzialmente improvvisato seppur sostenuto quasi sempre da un’energica base chitarristica. Forse per questo motivo ho l’impressione che il successivo Join Inn sia stato un “riprendere in mano le redini” da parte di Gottsching. Scomparso Leary e tutta una serie di ospiti francamente inutili, l’unico nome nuovo è la fidanzata dello stesso Gottsching in veste di cantante, Rosi Muller, e la ricomparsa di Klaus Schulze. Anche qui ci sono 2 suite e forse per l’influenza di quest’ultimo la chitarra di Gottsching è meno bluesistica e l’impatto ritmico avvicina un poco ai Can nella prima suite mentre la seconda, Jenseits, sperimentale e possente, potrebbe far parte di un disco dello stesso Schulze. E la sua ingombrante personalità deve aver spinto Gottsching a un’altra rivoluzione perché l’Lp seguente, Starring Rosi, vede la saltuaria collaborazione di Harald Grosskopf al basso e del batterista Dieter Dierks; ma in sostanza, qui Gottsching suona un po’ di tutto.

Ai puristi “cosmici” questo album fece storcere il naso, ma seppure in modo diverso rispetto a Schwingungen si tratta a mio parere di uno dei vertici della loro discografia. Se il tono liquido e californiano della sua chitarra si allontana da eccessi di sperimentalismo, la dimensione-canzone e non suitistica ammorbidisce e rende più godibili composizioni anche complesse, come ad esempio Interplay Of Forces o Laughter Loving. Nello stesso periodo, Gottsching contribuisce al progetto Cosmic Jokers che produrrà 4 Lp con Klaus Schulze, Dieter Dierks e Jurgen Dollase: in pratica il prodotto di una serie di session ravvicinate. La vulgata sostiene che Cosmic Jokers fu un esperimento di musica lisergica: in realtà – e gli si può credere – Gottsching dichiarò che la marijuana era ben presente nella sua vita e in quella degli altri musicisti, ma che non viveva certo in un perenne delirio acido poiché il 1° disco, soprattutto nella suite della prima parte, è uno dei vertici raggiunti dal chitarrista. Galactic Joke è un fluidissimo ed etereo gioco chitarristico, impossibile da eseguirsi per chi sia in preda a continui trip; è cosmico, se vogliamo, ma in un’accezione differente rispetto ai Tangerine Dream.

Gli Ash Ra Tempel, anzi Gottsching, producono sotto questo nome solo un altro album: la colonna sonora del film Le Berceau de Cristal, disco di musica minimalista molto atmosferico. Il gruppo verrà riformato come Ashra producendo dischi fino al 1991; ma Gottsching, in seguito, collaborerà ancora con Schulze e insieme incideranno Friendship. Non penso che le incisioni degli Ashra dicano molto di più sulla sua carriera: più che altro è da notare che i gruppi tedeschi più sperimentali, insieme a Brian Eno, hanno anticipato gran parte della musica degli anni 90 e 2000; ma mentre negli anni 70 erano unici e innovativi, dopo sono diventati come gli altri, mai superati ma in compagnia di chi da loro è disceso: fondamentalmente la ambient, la new age e molta elettronica in genere.

Prima di chiudere, però, è necessario accennare a un album solo di Gottsching; anche se, come si è già capito, quasi tutti i dischi degli Ash Ra Tempel sono dei “soli” del chitarrista. Inventions For Electric Guitars del 1975 è forse il cedimento a un certo narcisismo solistico degli anni 70: quello che portò Keith Jarrett a produrre una serie dischi per solo pianoforte; Ralph Towner a registrare Diary per sola chitarra; Anthony Braxton a proporre le sue Alto Saxophone Improvisations e Todd Rundgren, con il suo Initiation, a suonare praticamente quasi tutti gli strumenti. Gottsching, in questa occasione, utilizza esclusivamente la chitarra sovraincidendola, rimissandola, aggiungendo effetti elettronici, dilatandone i suoni con una gran pulsione ritmica unita a certe sue tipiche, liquide sonorità. 3 pezzi dove si alterna la frenesia del primo, Echo Waves, con l’atmosfera del secondo, Quasarsphere e il finale frenetico del terzo, Pluralis, decisamente rockeggiante.

Narcisistica (o forse di rilevanza storica) è l’ultima, che mi risulti, operazione del chitarrista. Non la conosco direttamente, ma la serie di Private Tapes che racchiude registrazioni inedite dai primordi fino agli anni vicini può essere intesa o come autocelebrazione, o come consapevolezza del proprio ruolo storico. E dunque un aiuto ad approfondire meglio la sua conoscenza.

Foto: Timothy Leary (ultimo a destra) insieme alla moglie Rosemary Woodruff Leary, John Lennon, Yoko Ono e Tom Smothers

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