Music

Jards Macalé – Besta Fera (Zilles Produçôes)

Pensi alla musica di Rio De Janeiro – in Italia almeno – e ai più vengono in mente la bossa nova dei vari Vinícius de Moraes, Antônio Carlos Jobim e Marcos Valle; il frenetico soul tropicale di Jorge Ben e di Tim Maia; la vellutata poesia in forma canzone di Chico Buarque e di Paulinho da Viola; forse il grido della favela di Elza Soares. Tutto giusto. Ma esiste anche Jards Macalé che, per quanto possa sembrare bizzarro, è uno strano ibrido fra Lou Reed e Serge Gainsbourg – stesso humor noir decadente sia del newyorkese sia del parigino ma con bagliori tropicali. Cocktail di quelli irresistibili, che ora è ribadito con Besta Fera, dov’è meglio subito chiarire le intenzioni del titolo: sia “besta” sia “fera” significano “bestia” ma è chiaro il gioco di parole con “sesta feira”, che significa “venerdì”, il giorno più festoso della settimana, quello dove ci si lascia andare un po’ a tutto. Jards, nel lasciarsi andare, è un maestro. E si tratta, per quanto, dell’ultimo lavoro di una discografia fatta di una ventina d’album (senza contare l’ampio lavoro nel mondo della musica per il cinema), iniziata con il programmatico Ep Só morto (1970), e che nel tempo, peraltro già da prima del debutto in proprio, lo ha visto collaborare, sia come arrangiatore/produttore sia come chitarrista, con grandi nomi quali Naná Vasconcelos, Gal Costa (è lui l’autore del suo pezzo più celebre, Vapor barato), il già citato Paulinho, Maria Bethânia, Luiz Melodia, Caetano Veloso (Jards è l’uomo-chiave nella creazione di Transa, il capolavoro del baiano annata 1972 inciso a Londra), Jorge Mautner, Adriana Calcanhotto, Gilberto Gil.

Jards Macalé

Tolti live e dischi con vecchi brani suoi e d’altri reinterpretatati, Besta Fera è il 1° album di inediti dai tempi dell’ottimo O q faço é música (1998) – ed è il classico caso di lavoro che ti fa esclamare come il 77enne carioca perennemente by night sia attuale e giovane ma allo stesso tempo evergreen! Ascolti e riascolti l’album – e ti rendi decisamente conto di come Macalé sappia ancora dipingere un (auto)ritratto in musica senza molti schemi o ordini, prerogativa di chi ha vissuto una vita sempre nell’ora più scura della notte. L’album è un bel puzzle dove seu Jards, un paio di anni anni or sono scampato alla morte finendo in coma per diversi giorni, parla di se stesso, di come si sente, di come vede la situazione nel suo Paese – e lo fa misurandosi con una bella schiera di musicisti di nuova generazione, come nei duetti con Tim Bernardes, Juçara Marçal e Romulo Fróes, nonché per la produzione affidata a Kiko Dinucci, uno degli alchimisti più rispettati della musica verdeoro degli ultimi 2 decenni (suoi interventi anche nei recenti, avveniristici album della quasi 90enne Elza Soares). Arte, quella di Macalé, di chi è in sintonia con la propria lunga storia ma allo stesso tempo cerca nuovi stimoli. Reazione alla sventure che gli ha riservato l’età matura-quasi-anziana – dove la reazione è fatta di splendidi e tortuosi arrangiamenti responsabili di spazzolare apocalitticamente una tela che ritrae il suo paese in mezzo al caos politico, sociale ed economico con colori fortemente fuligginosi.

Jards Macalé con Gal Costa

Il lavoro inizia proprio “al buio” con Vampiro de Copacabana, un samba torto dove non è contemplata allegria ma che si fa largo fra loucura, la follia dei tempi moderni (“Non hai visto che il mondo è marcio?/Perché sei stato accecato dall’amore/Non ascoltare quanto detto, perché la speranza è scomparsa da tempo“). Quando scorrono altri momenti del disco come Buraco da Consolação, Trevas, lo stesso Besta Fera, Pacto de Sangue (scritto con il grande José Carlos Capinam – stimato poeta e vecchio compadre anni 60 in mezzo a tanti giovani virgulti), Obstáculos e Tempo e contratempo, nonostante si sia nella città più colorata al mondo è il grigio l’orizzonte dell’album; non l’azzurro del cielo o il verde della foresta ma la fretta, l’urgenza, il rumore assordante di motori di automobili, i freni molesti di autobus, clacson di moto nelle ore di punta. In poche parole, se Besta Fera avesse un sottotitolo, vien spontaneo pensare che questo potrebbe essere: dall’inadeguatezza all’oscurità, ancora in mezzo alla confusione. Pura festa del venerdì!

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