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Intervista a Mirco Mariani – Tra la Romagna e la Finlandia, passando per Mitchell Froom

Da che seguiamo Mirco Mariani siamo sempre stati inondati di gran bella musica: Mazapegul, Saluti da Saturno, Shaloma Locomotiva Orchestra, ExtraLiscio, Vinicio Capossela. Ve n’è per tutti i gusti, dal punk da balera al liscio, dalla canzone d’autore alla sperimentazione sfrenata. Qui lo spunto per parlare con lui è venuto grazie al suo ultimo e travagliato progetto, Fwora Jorgensen, inciso con tanti amici italiani e un ospite straniero molto speciale, quel Mitchell Froom che da braccio destro di T Bone Burnett che era negli anni 80 ha poi prodotto la crema della musica mondiale: Richard Thompson, Paul McCartney, Crowded House, Jimmy Scott, Suzanne Vega (sua sposa per diversi anni), Randy Newman, Los Lobos, American Music Club, Elvis Costello, Bonnie Raitt, Peter Case, Sheryl Crow, Ron Sexsmith, Lindsey Buckingham & Christine McVie (Fleetwood Mac), Pretenders. Una lista da capogiro lunga così, insomma. Cui adesso si aggiunge l’irresistibile e simpaticissimo Mariani – che di cose da raccontarci ne ha davvero molte…

Questo disco è una reazione a tutto il liscio/punk da balera di questi ultimi, intensi anni?
«Sì sì sì… è che io non riesco a star fermo! Poi sai in ogni disco che faccio, che sia dei Saluti da Saturno o degli ExtraLiscio, 1 o 2 canzoni dedicate al cinema di Aki Kaurismäki le metto sempre. L’album, peraltro, è dedicato pure a lui. Io ho una passione sfrenata per Aki e per la Finlandia. Non so se conosci la casa editrice Iperborea, specializzata in scrittori nordici, con cui collaboro facendo della musica per dei loro testi che portano in giro. È anche venuta fuori l’idea di fare una tournée nei cinema, coinvolgendo Mitchell Froom e Francesco Bianconi. Chissà se riusciremo a farla… il problema è che in questi ultimi mesi, non ti sto a spiegare, ho solo gestito delle rogne».

Mi spingo troppo in là se mi azzardo a dire che hai fatto un po’ il tuo disco-Battiato?
«Magari! Proprio l’altro dì mi chiedevano 2 nomi della musica italiana… Se devo pensare ai testi, agli arrangiamenti e alle melodie, i 2 mostri sacri sono Franco Battiato e Fabrizio De André. Ben venga, se fosse così. Poi, sai, io sono chiuso dentro il mio studio e non è che segua molto, anzi, mi impongo di non ascoltare granché per non farmi suggestionare troppo».

L’album ha dentro pezzi dei La Crus come Mauro Ermanno Giovanardi e dei Baustelle con Francesco Bianconi. Come mai hai pensato a loro?
«L’idea iniziale era quella di fare un disco come se fosse una pellicola: 8 o 9 brani interpretati da personaggi per un ipotetico film, per il quale avevo pensato anche a Giusy Ferreri e a Pacifico, che sono altri miei amici. Poi il disco, avendolo registrato in un paio di settimane, è venuto fuori in un altro modo, forse meno macchinoso».

So che Mitchell Froom è uno degli artisti-produttori che più ammiri. Finalmente eccolo che suona in un tuo disco. Come lo hai catturato?
«Insieme a Charlie Haden, Froom è il musicista della mia vita – e colui che mi ha influenzato più di ogni altro. Come l’ho catturato? Nel 2014 feci dei concerti a Modena con un gruppo di mia invenzione, la Shaloma Locomotiva Orchestra, dove tutti suonavano strumenti stranissimi e nel quale uno dei partecipanti aveva un contatto con Mitchell. Allora provai a scrivergli e nel giro di una settimana mi rispose che aveva visto un sacco di miei video e che gli piaceva la mia musica. Aggiungendo che se avessi voluto sarebbe venuto a suonare gratis. Presa la palla al balzo, arrivò qui a Bologna e iniziammo subito a suonare: persona precisa, meticolosa, direi un capo orchestra. Appena arrivato, aveva sottobraccio 2 regali per me: un synth e una raccolta di dischi rarissimi. E pensa che per suonare con me interruppe pure le registrazioni per un disco di Randy Newman, dicendo che fosse l’occasione buona per riposarsi».

Quindi, magari, possiamo attenderci un atto secondo Mitchell Froom-Mirco Mariani?
«Ah, mi leggi nel pensiero! Pensa che ne parlavo con mia moglie… fra poco festeggio i 50 anni ed è venuta fuori l’idea di un viaggio. Allora le ho detto che sa dove possiamo andare, ovviamente a trovare Mitchell in California!».

Quasi tutte le chitarre di Fwora Jorgensen sono di Alfredo Nuti, il tuo “personale Marc Ribot”. Avendovi visto suonare live devo dire che la chimica fra voi è contagiosa…
«Sì, Alfredo ha seguito tutti i miei progetti. Diciamo che è un po’ il mio braccio destro. Anche con Pacifico l’ho messo a suonare la chitarra nel gruppo, perché c’è quel bel feeling che oramai si è instaurato fra noi. Poi, sai, Alfredo sa spaziare: certo Marc Ribot ma lui è entusiasta anche di calypso ed è appassionatissimo di Luciano Zuccheri, il chitarrista dell’orchestra di Natalino Otto».

Tutti questi ospiti, collaborazioni prestigiose e niente Vinicio Capossela, con cui collabori oramai da 25 anni…
«Scelta volutissima! Quando dedichi praticamente una vita a una figura potente, che occupa tanto spazio, ti dico la verità, volevo che Fwora Jorgensen fosse un po’ il modo per dare una frenata. Il disco, poi, non ha molto a che fare con Vinicio e la sua musica… anche se, pensa, quando siamo insieme io e lui è rarissimo che si parli di musica – il nostro argomento è il cinema».

Non ho ancora avuto il piacere di visitarlo, ma è noto che il tuo studio bolognese oramai abbia assunto connotati “leggendari”. Spiegaci cosa accade in quella tua personale “alcova musicale”…
«Il Labotron è uno spazio di ricerca, è un po’ la mia sala giochi degli strumenti dove da sempre unisco gli arnesi più strani, facendogli fare a cazzotti. Adesso è diventato uno studio vero e proprio, anche perché per fare Marinai, profeti e balene di Vinicio spostai molti strumenti che ritornarono sciancati – e da allora ho detto basta, si registra qui e niente! O vengono loro… o vengono loro!».

A che punto sono gli ExtraLiscio?
«Il disco è registrato, finito! Adesso che ho uno studio non mi ferma più nessuno. D’ora in avanti vi inondo! Diciamo fra settembre e ottobre sicuramente uscirà».

La domanda più complicata che ti si possa fare, visto che sei un fiume in piena di progetti: cosa riserva il futuro di Mirco Mariani, oltre a quello di cui abbiamo già discusso?
«Un’idea che mi perseguita è quella di voler fare dischi da buona-la-prima con tutta la gente che gira intorno al Labotron: chiedere a Vinicio, Pacifico, Bianconi, Giovanardi, Giusy Ferreri… ma anche, non so, a qualche oscuro musicista di liscio o a qualcuno che fa musica concreta…».

Un’idea come quella di Beck e del suo Record Club, dove con vari musicisti tipo Wilco, St. Vincent, Thurston Moore (Sonic Youth), etc ha rifatto in una sola take interi classici come i primi album di Leonard Cohen e dei Velvet Underground, tra gli altri…
«Bravissimo, esatto! L’idea mi è venuta grazie a Massimo Simonini, direttore artistico dell’Angelica Festival di Bologna, che mi ha commissionato un disco improvvisato. E devo davvero ringraziare Massimo che ha capito il mio forte, ossia quando faccio le cose di getto. La mia idea è che il progetto diventi una serie di dischi, fatti in vinile e in digitale, rigorosamente 8 pezzi, come ha deciso il mio Mauro Ferrara (la “Voce di Romagna” nonché uno dei cantanti degli ExtraLiscio, NdR), che ha inciso il suo album qui da me in neanche 20 minuti. Sai, era l’una del pomeriggio e gli scadeva il parchimetro all’1 e 20, e sapendo com’è preciso e ansioso… La mia idea è quella di rubare mezzora di vita ai miei amici, fargli cantare di tutto, da O sole mio a un pezzo inedito fatto su 2 piedi – poi io in 2-3 giorni finisco il tutto. L’ultimo che si è innamorato del Labotron è Biagio Antonacci, che piace un casino a mia madre… Pensa che Vinicio nemmeno lo guarda, poi quando mi ha visto con Biagio è impazzita!».

Foto: Mirco Mariani con Vinicio Capossela e Alessandro “Asso” Stefana

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