Music

Heroes – Bowie by Sukita

Nel 1972, il fotografo giapponese Masayoshi Sukita è poco più che 30enne. Eppure il suo è già un ragguardevole curriculum: diploma al Japan Institute of Photography and Film di Osaka; nel ‘69 il reportage al Woodstock Festival; il ‘70 e il ‘71 trascorsi a New York fotografando Jimi Hendrix e immortalando l’arte, il cinema e la musica che ruotavano attorno alla Factory di Andy Warhol; la decisione di stabilirsi a Londra e testimoniare la nascita del glam rock. È infatti al Pelling+Cross Studio che il 30 giugno ’72 Sukita realizza la prima photo session di Marc Bolan. E dopo il frontman dei T. Rex sarà il turno di David Bowie, con cui il fotografo instaurerà una sincera e lunga amicizia. Nello splendore del rinascimentale Palazzo Medici Riccardi, a cura di ONO Arte Contemporanea, 60 scatti di grande formato ripercorrono nella mostra Heroes – Bowie by Sukita quel felice sodalizio. 47 anni fa, prima ancora di aver testato la sua musica, il giapponese viene folgorato dalla potenza comunicativa di un manifesto che ritrae Bowie in bianco e nero, in impennata, stile The Man Who Sold The World. Il nuovo fenomeno glam, Ziggy Stardust, si sta proponendo in concerto: «Averlo visto sul palco mi ha aperto gli occhi sul suo genio creativo», ha più volte ricordato. «David era totalmente diverso dagli altri rock and rollers. Aveva qualcosa di speciale che sapevo di dover fotografare». Ci riesce quell’estate, dopo avergli sottoposto un portfolio coi suoi scatti. Affitta lo studio di un altro fotografo nipponico, Hiroshi Yoda e la session diviene una realtà di 2 ore a una settimana dai concerti al Rainbow Theatre del 19 e 20 agosto. Se una selezione di foto viene pubblicata su an-an, rivista di moda del Sol Levante, una in particolare – Our True Story Began at the Rainbow Theatre – trova posto nel foyer del teatro: «Ero felice. Significava che David aveva realmente apprezzato il mio lavoro».

Heroes. Inevitabile che il titolo dell’esposizione rimandi all’omonimo ellepì del ’77, seconda incisione della cosiddetta “trilogia berlinese“, foriero di una serie di scatti iconici culminati nel ritratto definitivo: un “must” fra tutte le copertine bowiane, ispirato alle pitture dell’espressionista tedesco Erich Heckel (1883-1970) e in particolare a Roquairol del 1917. «Quel ritratto ha esercitato un’enorme influenza su di me, così come le incisioni di Heckel: una su tutte The Young Man», ebbe modo di dichiarare Bowie. Ma al di là di Heroes, l’archivio di Masayoshi Sukita svela immagini della serie Watch That Man scattate nel febbraio ’73 (epoca Aladdin Sane) a un artista che camaleonticamente si trasforma in una sorta di Space Samurai in grado di ribaltare (complice lo stilista Kansai Yamamoto) l’estetica tradizionale dell’hakama. Che David fosse affascinato dal Giappone lo dimostra la sua passione per Kyoto, visitata più volte. Nel 1980, Sukita lo fotografa dentro una cabina telefonica e in metropolitana, come un dandy pensieroso e un po’ stranito: «Ogni volta che viene qui, mi telefona e mi dice: eccomi, facciamo una session fotografica. Che io sia fin da ragazzo un appassionato della cultura occidentale e lui di quella orientale, rende ancora più solida la nostra amicizia».

Si rimaterializza nell’83, il Bowie di Sukita, in occasione della tappa giapponese del Serious Moonlight Tour di Let’s Dance; e poi nell’89 da leader dei Tin Machine, con una serie d’intensi scatti fotografici («Per quella session avevo acquistato una copia della colonna sonora di Merry Christmas, Mr Lawrence. Quando ho detto a David che l’avrei ritratto in primo piano, lui ha interpretato il tema principale del film: e dal suo volto ha fatto nascere un’espressione molto tranquilla e profonda»); nel ’96 della svolta jungle e drum & bass di Earthling; nel 2002, con altri coinvolgenti primi piani («È stato il primo shooting in studio da parecchio tempo, per promozionare l’album Heathen. Uno dei miei ritratti preferiti è quello in cui indossa una sciarpa a scacchi»). E quando nel 2004 pubblica Reality per poi andarsene in tour prima di scomparire dalle scene per un decennio, Bowie ammette: «È molto difficile per me accettare che Sukita-san mi abbia fotografato dal 1972. Ma è proprio così». Bowie & Sukita. Ogni volta che si sono incontrati è scoccata una scintilla. Di pura arte fotografica.

Heroes – Bowie by Sukita
Fino al 28 giugno 2019, Palazzo Medici Riccardi, via Cavour 1, Firenze
tel. 0552760552
Catalogo OEO Firenze Art, € 20

Foto: Masayoshi Sukita & David Bowie, 1989, © Mark Higashino
Watch That Man II, 1973
Loves To Be Loved, 1973
Just For One Day, 1977
Hankyu Train, 1980
Seek Only Love, 2002
© Photo by Sukita 2019

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