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Gal Costa – Nenhuma dor (Biscoito Fino/Noize Record Club)

Fatale. Stratosferica. Plurale. Fantastica. Splendida. Profana. India. Tropicale. Volendo giocare con i titoli di alcuni suoi classici album pubblicati dai secondi anni 60 fino a giorni nostri, Gal Costa è un arcobaleno di aggettivi e di mutazioni che da passerotto hippie del movimento Tropicalia l’ha vista man mano trasformarsi in una delle grandi regine della musica brasiliana, trono che ora sembra davvero indiscutibile condivida con Maria Bethânia, la sua amica, “rivale” e conterranea baiana. Ma veniamo all’oggi: Nenhuma dor è uscito lo scorso autunno solo in formato digitale in coincidenza, più o meno, con il fatidico 75° compleanno di, all’anagrafe, Maria da Graça Costa Penna Burgos – e adesso, come piace a noi, trova finalmente pubblicazione “fisica” tramite l’oramai consolidata Biscoito Fino, attualmente etichetta top nel salvaguardare l’eredità della musica verdeoro.

Gal Costa

Per una tal occasione, molti potevano immaginare che Gal potesse chiamare a sé molti suoi affezionati di una vita: da Caetano Veloso a Chico Buarque, dalla già citata Bethânia a Gilberto Gil, dai Mutantes a Milton Nascimento, da Jards Macalé all’ex amore dei 20 anni Tom Zé. Il colpo da maestrapardon, il colpo da regina è, invece, quello di guardare al futuro, chiamando a raccolta nuove generazioni che duettano con la Signora in una decina di classici del suo favoloso repertorio. Signora che, alla propria veneranda età, sfodera ancora una voce portentosa – oseremmo dire trascendentale. Dettaglio: gli arrangiamenti, oltre che molto up-to-date, riflettono lo stile di ognuno degli ospiti, sebbene non venga mai meno la sottile linea d’armonia che lega il tutto – grazie anche al produttore Marcus Preto, che i più attenti alla musica brasiliana nell’ultima decina d’anni, oltre che uomo-ombra della Costa, avranno colto all’opera pure accanto a Erasmo Carlos e proprio a Tom Zé.

Nenhuma dornessun dolore, titolo che da noi potrebbe rimandare a un classico di Lucio Battisti & Mogol. Nulla a che spartire, meglio chiarire. Risultato? Un album benissimo rifinito, come già si nota nella copertina-collage di vecchie foto a firma dell’artista visivo Omar Salomão, molto noto in patria – disco che non propina Gal ostaggio della sua gloria passata come una Mina qualunque e che, spesso, sfugge all’ovvietà dei suoi più grandi successi. Per dire, niente Vapor baratoÍndia. Come ci si attenderebbe da un’opera comunque celebrativa come questa, la parte del leone la fa Veloso – artista che per la Costa è un po’ quello che sono stati Bob Dylan per Joan Baez o Leonard Cohen per Judy Collins: l’incontro chiave di una vita.

La cantante brasiliana insieme a Tim Bernardes e Rubel

L’esordio di una e dell’altro via album coincise con il condiviso Domingo (1967), song cycle di stretta bossa nova dove il fantasma di João Gilberto era presente ovunque: da quel disco sono riprese la sognante Avarandado, con Rodrigo Amarante; Coração Vagabundo, con Rubel, aderente a quella che decenni fa illuminò udito ed emozioni; proprio il pezzo guida, scritto con Torquato Neto, con 1 dei figli di Caetano, Zeca, perfetto nel non far rimpiangere cotanto padre; e soprattutto Baby, il grandissimo successo dei Mutantes, in duetto con Tim Bernardes e che i toni smussati dell’originale li sostituisce con un taglio angolare, dispari e fatto di ripartenze. Leggi: come rileggere un vero evergreen – e farlo in maniera a dir poco eccezionale.

1975: Veloso e Milton Nascimento uniscono il Minas Gerais e la Bahia in Paula e Bebeto, scritto a 4 mani e immortalato in Minas dell’ex Clube da esquina. Gal è la terza volta che lo fa suo – ma qui è speciale: con lei vi è la new sensation Kleber Cavalcante Gomes aka Criolo (voce a dir poco suggestiva), per un duetto perfetto nel ricreare la magia di un brano dal marcato senso epico. Altro momento superlativo di un lavoro che garantiamo non essere un cotillon per vecchi appassionati. Bell’oasi fra jazz e melodia tropicale è Meu bem, meu mal con Zé Ibarra, un Veloso dei primissimi anni 80 che quasi non rammentavamo – e che è bello ritrovare così, intatto come una porcellana messa in soffitta.

Gal Costa con Criolo

Il capitolo dedicato al genio di Santo Amaro, Bahia si chiude con Bob Dylan. 1977: Gal pubblica Caras & Bocas, 1 dei suoi album più amati – dove in scaletta è prevista nientemeno che It’s All Over Now, Baby Blue del Future Nobel, presentata per traduzione e adattamento di Veloso come Negro amor, ritenuta da molti una delle più belle cover del songbook dylaniano. A ragione. Qui Gal incrocia l’ugola con l’uruguaiano Jorge Drexler, già Premio Oscar per la miglior canzone originale (Al otro lado del río) tratta dal film I diari della motocicletta (2004) – e la magia di oltre 40 anni fa continua: versione per soli archi e stringhe in chiaro rimando alla beatlesiana Eleanor Rigby o, restando nel campo Zimmerman, alla Just Like Tom Thumb’s Blues di Judy Collins, che è una vera goduria per chiunque nelle settenote cerchi il più possibile di sovvertire i cliché. La musica del mondo è solo una: questa!

Con Caetano Veloso all’epoca del loro album d’esordio, Domingo (1967)

Non poteva mancare qualcosa del repertorio di Dorival Caymmi, virtualmente il padre dell’intera musica baiana: Só louco, duetto con il giovane Silva, accentua i toni blues e sinistri della musica popolare brasiliana, la MPB, dove in ogni caso ha ampio spazio la melodia, qui ben assecondata dagli archi. D’assolute vibrazioni la partecipazione di Seu Jorge, che Gal spoglia dei panni d’epigono di Jorge Ben per portarlo nei tentacoli rasta di Luiz Melodia con la minacciosa Juventude transviada, perla assoluta del grande carioca scomparso 3-4 anni fa. La vibrante poesia di Chico Buarque, la musica fuorigara di Antônio Carlos Jobim: Pois é, in duetto con il fado mestre portoghese António Zambujo, è un inno all’artificio dell’interpretazione, quella di cui Lady Gal è esegeta di classe mondiale – e come è rimesso in scena il dramma romantico anno 1970 dei 2 vecchi amici ne è ennesima, innegabile prova.

«Ho voluto ricreare queste 10 canzoni con grandezza uguale o addirittura maggiore di quelle dei dischi emblematici che ho inciso negli anni. In questi tragici mesi di pandemìa mi sono trovata ancor più vogliosa di lavorare – perché sono fermamente convinta che la musica possa guarire tutti i mali», racconta la cantante di Salvador. Gusto? Generazioni? Pandemìa? Guarigione? In questa spinta trasversale nel tempo, la grande, compatta arte della canzone di Gal Costa sappiamo solo che sa trascendere generazioni e gusti, trovando in Nenhuma dor una linea immaginaria che copre 6 decenni di storia della musica brasiliana. E speriamo pure che possa guarire da tutti i mali – o, perlomeno, Nessun dolore, se possibile.

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