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Chico César – O Amor É um Ato Revolucionário (Altafonte Network)

Spiagge fra le più belle del Brasile ma pure una certa miseria diffusa: Paraíba è il tipico stato del Brasile nordestino, assolato e sonnolento – figuriamoci, poi, a Catolé do Rocha, cittadina dell’interior che ha visto nascere e crescere Chico César, ex giornalista e innanzitutto uno dei talenti più brillanti della musica verdeoro della generazione esplosa negli anni 90 – e che potrebbe essere rappresentata in una bella triade virtuale composta da egli stesso, Paulinho Moska e Zeca Baleiro. Imperdibili album dal vivo inclusi, O Amor É um Ato Revolucionário è il suo 10° lavoro, ultimo atto di una discografia davvero di prim’ordine.

Un successo, peraltro non solo in patria ma anche all’istante oltre confine, che arrivò immaginiamo inaspettato già esordiente con il live Aos vivos (1995): solo lui e la sua chitarra, giusto per stabilire che César era un asso fin da subito. Come stabilì la strabiliante popolarità di Mama África, uno dei quei brani che indirizzano fin da subito una carriera. Il nuovo disco è solo l’ultima tappa di un percorso organico all’interno della MPB, com’è chiamata familiarmente la Musica Popolare Brasiliana, fatta di un linguaggio creolo che può combinare davvero di tutto fra bossa nova e funk, psichedelicatropicalismo, samba rock e blues. Insomma, un’esplosione di colori caldi e abbaglianti, che citano in modo coerentemente disparato: Raul Seixas e Frank Zappa, Caetano Veloso e Curtis Mayfield, Jorge Ben e Miles Davis, Gilberto Gil e Funkadelic/Parliament, Tim Maia e Johnny Guitar Watson, Os Mutantes e James Brown, Novos Baianos e Sly Stone, Luiz Melodia e Bob Marley, Jards Macalé e Jimi Hendrix, OutKast e Clube da Esquina, Prince e chissà cos’altro – complessivamente, però, con chiara impronta del paraíbaiano.

Inciso fra gli stati di Rio De Janeiro e di San Paolo in vari studi e situazioni come dimostrano i diversi produttori coinvolti brano per brano (Márcio Arantes, Eduardo Bid, André Abujamra e sopratutto il fido Helinho Medeiros) – O Amor É um Ato Revolucionário è un caleidoscopio ben centrato dell’opera dell’artista, oramai non più “giovane promessa” ma chiara istituzione (le primavere di Chico sono ben 55, dice l’anagrafe). Difatti, si permette di fare anche il talent scout, invitando 2 emerite sconosciute quali la conterranea e giovanissima Agnes Nunes, nel sunshine reggae De peito aberto; e la pernambucana Flaira Ferro, che figura nella trascinante pantomima fra teatro e musica Cruviana.

Il central piece dell’opera è proprio quello che dà il titolo a tutto, O Amor É um Ato Revolucionário: quasi 8 minuti che iniziano vagamente orientaleggianti e poi si evolve tropicalista, dove César declama la sua poesia sempre tesa al sociale (molto, peraltro, negli anni l’encomiabile lavoro di assistenza ed emancipazione fatto nelle favelas dal musicista), che trascinano in un viaggio sonoro fra Hendrix e Funkadelic/Parliament che però resta ben ancorato al brasilianismo, come attesta l’intervento chitarristico del leggendario Luiz Carlini, con Rita Lee fondatore della grande band post Mutantes dell’esimia quanto provocatoria cantora, i Tutti Frutti – nelle note lo stesso Carlini racconta che l’assolo è una citazione di Ovelha negra, classico del 1975 del suo vecchio gruppo. Sottigliezze che a noi appassionati ascoltatori piace scovare – anzi, ne siamo ingordi. Il disco, in ogni caso, scorre via senza cali fra i ritmi afro di Lok OK; lo scintillante soul di Like; la perla elettro-acustica History; il vorticoso sanguemisto Mulhero fra Mayfield e Maia; il minimalismo oscuro tutto d’un fiato Minha morena; fino al jazz ben orchestrato O homem sob o cobertor puído – incastri perfetti del puzzle Chico César, che ogni volta è tintissimo di mille sfumature e similmente avvincente. Lunga vita!

Foto: Chico César con Gilberto Gil e Chico Buarque

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