Music

Brigid Mae Power – Head Above The Water (Fire Records)

Piccole Beth Orton crescono. Quando Brigid Mae Power apparve con l’omonimo album nel 2016 per i tipi della Tompkins Square Records (celebrata etichetta indipendente che ha scoperto o rilanciato gente come Ryley Walker, Robbie Bǎsho e Michael Chapman), molti gridarono il proprio urrà per la giovane anglo-irlandese capace di scaldare i cuori con una musica vecchia fra Joni Mitchell, Pentangle, Tim Buckley, Anne Briggs, This Mortal Coil e Sandy DennyVecchia ma fatta in modo nuovo e fresco, proprio come la sua più anziana collega di Norfolk. Ancora meglio il bis con The Two Worlds (2018), cui ora segue il fatidico 3° disco: che tutti sperano essere quello della consacrazione. E Head Above The Water, registrato agli Green Door Recording di Glasgow, non delude le attese.

10 brani per quasi 50 minuti di musica che si staccano da cliché odierni per intraprendere un bel viaggio interstellare, che già prende quota con l’opener On A City Night: tono apparentemente svagato ma musica di chiara luna in piena, di quella che bisogna respirare lentamente. Le canzoni di Brigid Mae Power sono un lamento, dove le emozioni cambiano come quando si è di fronte a una marea che muta l’aspetto di quello che hai di fronte: vedi le nitide frequenze Pentangle, per esempio in I Was Named After You (forse il momento più bello della raccolta); oppure come le forme siano quelle cantautorali della Lady del Canyon, vedi in The Blacksmith; senza scordare We Weren’t Sure, quanto mai iterazione Anne Briggs/Sandy Denny.

Il resto di Head Above The Water non è da meno: si tratti delle note ovattate di I Had To Keep My Circle Small; di quelle languide ma non stucchevoli di Wedding Of A Friend; fino a quelle dello stesso brano guida, con sfumato eco jazz. Tutte parti di un quadro in musica ben riuscito – di un’autrice con una voce che ha saputo ricamare cose nuove in un mollettone ben tiepido e consumato al punto giusto. Ma non chiamatelo vintage, quello qui proposto: l’approccio di Brigid Mae Power, oltre che sorprendente, è quello di chi è sfacciatamente senza paura di testare i propri limiti. Lasciamole pure l’ultima parola, più che mai quella di chi sa annunciarsi da sola: «Scrivere una canzone, per me, è una cosa misticadi solito non ricordo quando o dove scrivo qualcosa o quando finisco una canzone, semplicemente si svela all’improvviso».

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