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Prince – 3121 (Npg/Universal)

di Stefano Bianchi

Si rifà vivo, l’ineffabile Roger Nelson, col mistero delle 4 cifre: 3121. Cabala o presa in giro? Sia quel che sia, l’importante è che l’artista di Minneapolis si faccia definitivamente (ri)chiamare Prince dopo i soprannomi Symbol, Slave e Tafkap (The Artist Formerly Known As Prince) sputati come bestemmie contro la sua ex casa discografica. Negli ultimi anni, smaltita l’incazzatura, Prince è sostanzialmente ripartito da zero, sottotraccia, con un barlume d’umiltà che non gli riconoscevamo. Ed è ritornato credibile con ottimi dischi come Rave Un2 The Joy Fantastic, The Rainbow Children e Musicology che di fatto hanno anticipato il repertorio da alta classifica di 3121.

Un canzoniere vigoroso, di schietta matrice funk, che ci riporta al bel Prince che fu: quello di 1999 e di Purple Rain. L’inizio (3121) è furbetto, con quel funk da dancefloor che si distorce e aggroviglia. Poi si passa dagli Anni ’80 (Lolita) al trash bossanovista di Te Amo Corazón, dall’erotismo soul con intrusioni hip-hop (Incense And Candles) alle sgomitate pseudo rock di Fury. Di tutto e di più, come Prince da sempre insegna. Ma con qualche ingrediente ad hoc: il 100% James Brown di Black Sweat, la sublime lezione soul che sottintende Satisfied, il battito elettronico che in The Word si mette a dialogare con la chitarra acustica.


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www.universalmusic.it

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