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Donald Fagen – Morph The Cat (Reprise/Wea)

di Stefano Bianchi

Abile tastierista, dotato di una voce anonima e geniale, Donald Fagen è dagli Anni ‘70 il cervello con Walter Becker degli Steely Dan, gruppo jazz-pop della miglior stoffa. Ogni volta che la band gli suscita pruriti allergici, o quando vuol mettere diversamente a frutto il suo talento, Fagen se le suona e se le canta da solo. É successo nel 1982 dell’edonismo reaganiano e dei troppi new romantics, quando lanciò in orbita le mille e una bellezza “jazzy” di The Nightfly avvisando il mondo che in giro c’era ancora qualcuno capace d’inventare musica maiuscola; è capitato nel ’93 con Kamakiriad, prova di classe e d’essenzialità “pop”.

Ora è la volta di Morph The Cat, accostabile al miglior repertorio degli Steely Dan, che si spinge nella lounge music lasciando presagire le mille luci di una notturna skyline newyorkese. In un crescendo di atmosfere che sarebbero piaciute a Duke Ellington e a Dave Brubeck, Fagen orchestra il ritmo sincopato di The Great Pagoda Of Funn, lancia il funky alternandolo a svisate di sax e chitarra elettrica (H Gang), plasma rarefatto blues (What I Do), contrappone l’energia di Brite Nitegown all’apparente semplicità di The Night Belongs To Mona, il rhythm and blues di Security Joan alla perfezione di Mary Shut The Garden Door. Giù il cappello.


Foto: Danny Clinch

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