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David Bowie - Cracked Actor Live Los Angeles '74 (Parlophone)

di Stefano Bianchi

Umore: NERO
 
Anche se per me David Live rimane in assoluto il più bel disco dal vivo di Bowie (per lui, invece – ripensando a quel rauco Diamond Dogs Tour 1974 a stelle e strisce di cocaina – il titolo più logico doveva essere David Bowie Is Alive And Well And Living Only in Theory), a giocarsela perlomeno alla pari è Cracked Actor (Live Los Angeles ’74). Uscito in triplo vinile per il Record Store Day di qualche mese fa, velocissimamente “sold out” e ora ripubblicato in doppio Cd, è la prima testimonianza ufficiale (mixata da Tony Visconti agli Human Studios di New York a novembre e dicembre 2016) del Philly Dogs Tour andato in scena in terra americana dal 2 settembre al 2 dicembre 1974. Strafatto, schiavo d’allucinazioni fantasmatiche e deliri extraterrestri, ad agosto Bowie incide ai Sigma Sound Studios di Philadelphia gran parte di The Gouster (poi reintitolato Young Americans, con l’inserimento di Fame e della "beatlesiana" Across The Universe in compagnia di John Lennon). Vuole testare al più presto dal vivo la sua imprevedibile, estetizzante soul music; vuole offrire al pubblico qualche anticipazione del nuovo ellepì. La tournée inizia da LA. 7 serate consecutive (dal 2 all’8 settembre) allo Universal Amphitheatre. Una troupe della BBC filma alcune sequenze dei concerti per Cracked Actor, il documentario diretto da Alan Yentob. Il concerto del 5 settembre, interamente registrato e in seguito uscito sul doppio bootleg australiano A Portrait In Flesh, è Philly Bowie nel modo più assoluto, sintonizzato su atmosfere ancora più annerite.
 
La formazione risente della spinta vitale delle “sessions” di The Gouster e dei problemi subentrati nel Diamond Dogs Tour: il bassista Herbie Flowers e il batterista Tony Newman vengono sostituiti da Doug Rauch e Greg Enrico, mentre si ripropongono Mike Garson (tastiere), David Sanborn (sax alto, flauto) e Pablo Rosario (percussioni). 2 i chitarristi: il confermatissimo Earl Slick e il debuttante Carlos Alomar. Più che aumentati i coristi: Warren Peace, Gui Andrisano, Anthony Hinton, Luther Vandross, Ava Cherry, Diane Sumler, Robin Clark. Dopo l’introduzione con gli inquietanti latrati dei “cani di diamante”, ad aprire le danze è una superlativa versione di 1984. Bowie, vocalmente ineccepibile (in David Live il suo canto pareva invece sul punto di collassare da un momento all’altro) passa da Rebel Rebel a Moonage Daydream, da Sweet Thing a Changes e Suffragette City indossando a pelle rock, rhythm & blues, funk, soul. Giganteggia fra le pieghe "jazzy" di Aladdin Sane, padroneggia il "glam" di All The Young Dudes, riscopre con maestrìa Space Oddity, intinge Time e Rock’n’Roll Suicide nel kabarett, “bluesa” a colpi di Jean Genie, inserisce in scaletta 2 brani di The Gouster che non troveranno spazio in Young Americans: It’s Gonna Be Me e la rivisitazione funky di John, I’m Only Dancing con un appropriato (Again) in coda al titolo. Disco da non perdere, Cracked Actor. Ascoltatelo subito dopo David Live: dentro c’è tutto il Black Bowie possibile. E anche quello immaginabile.

www.davidbowie.com
 
 

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