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A Kind Revolution
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Paul Weller - A Kind Revolution (Parlophone)

di Cosimo Calogiuri

Umore: APPASSIONATO

Rieccolo, rieccomi, rieccoci. 40 anni di stretta militanza Welleriana, mi impongono di accostarmi al nuovo disco del Mod Father con la dovuta obiettività e il giusto distacco. Posso però garantirvi che è genuino e sincero l'entusiasmo che ho provato ascoltando A Kind Revolution. Entusiasmo per nulla “contaminato” dalla mia passione totale per Paul Weller. Dopo l'ombroso e barricadero Wake Up The Nation (2010), i bozzetti elettronici di Sonick Kicks (2012) e la conseguente, rassicurante restaurazione di Saturns Pattern (2015), quest’album si spoglia da ogni precedente atmosfera tenebrosa per offrirci 10 composizioni cariche di luce propria. Una rivoluzione gentile, che ci dà l’opportunità di guardare all'estate con la certezza di poterla accompagnare con un’ottima “colonna sonora”.

Se il gospel-funk di Woo Sé Mama, così fresco e diretto, ci impedisce di ascoltarlo seduti, l’elettronica Nova (ideale omaggio a David Bowie) esplode a metà pezzo in un tripudio di fiati e la struggente Long Long Road ci rassicura sulla ritrovata vena melodica di Weller. She Moves With The Fayre, maestoso funk tra Funkadelic e Sly and the Family Stone, vede invece alla voce e ai fiati sua eccellenza Robert Wyatt. Ma le emozioni non si esauriscono qui: avanti con New York, tributo più funk che mai alla Big Apple con un sontuoso basso suonato dal Mod Father in persona; il dub di One Tear col redivivo, duettante Boy George; lo spigoloso Satellite Kid, coriaceo blues tendente al funk. Un grande ritorno, insomma. E un’attesa fremente per il 12 settembre all'Alcatraz di Milano. Questa rivoluzione gentile sarà la pietra angolare della serata.

www.paulweller.com
 

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