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Global Spirit Tour
Where's The Revolution
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Depeche Mode - Spirit (Columbia)

di Stefania Cubello

Umore: MILITANTE
 
Un assaggio di quello che sarà il Global Spirit Tour – il cui passaggio in Italia è atteso il 25 giugno a Roma, il 27 a Milano, il 29 a Bologna – i Depeche Mode lo hanno dato a Berlino con il Telekom Street Gigs Live che hanno tenuto alla Funkhaus, proprio nel giorno della pubblicazione mondiale di Spirit. Per la band inglese è stata la prima vera prova generale “on stage” dei nuovi brani, a 4 anni dall’ultima apparizione in pubblico a supporto di Delta Machine. La prima cosa che ha colpito è stata la scelta minimalista con cui Martin Gore, Dave Gahan e Andy Fletcher si sono presentati nei rispettivi ruoli, accompagnati da uno stile più rigoroso, sobrio, militante. Martin ha abbandonato cappellini discutibili, unghie smaltate e lustrini a favore di anonime t-shirts grigie, pants militari e anfibi; Andy si è mostrato ancora più minimalista nel suo elemento naturale “total black”; Dave si è sentito a proprio agio nel suo completo militaresco nero dal guizzo “glamour”, grazie a gilet e stivaletti rossi in “nuance” con le bande laterali dei pantaloni. Soprattutto non si è esibito nei ben noti sfregamenti con l’asta del microfono stile lap dance, che spezzano gli ancheggiamenti con cui attraversa il palco da una parte all’altra (mix fra Mick Jagger e Nick Cave) restando totalmente concentrato sulla musica. È il riflesso dello spirito che percorre l’album: il primo “politico” inciso in 35 anni di carriera e più di 100.000.000 di dischi venduti. Where’s The Revolution, il singolo che lo ha anticipato, è una sarcastica chiamata al risveglio della coscienza collettiva a non lasciarsi più sopraffare dai condizionamenti, dai nazionalismi, dagli abusi e dalle decisioni che i malgoverni e le religioni prendono per noi: “Who's making your decisions?/You or your religion/Your government, your countries/You patriotic junkies”, canta Dave per poi incitare alla rivoluzione: “Come on, people/You're letting me down”. È arrivato il momento di darsi una svegliata.
 
Vero che in passato i Depeche Mode si erano già occupati di temi universali, muovendo ad esempio in People Are People critiche alla società che vive di pregiudizi razziali; o più personali, come in Enjoy The Silence. Ma le canzoni di Spirit sembrano segnare un nuovo capitolo per la band. I 12 brani che compongono il 14° capitolo della loro discografia, sono una chiara riflessione sull’attualità internazionale, il fallimento di tutti gli ideali e su cosa siamo diventati. In Going Backwards, Dave non esita ad accusare che “stiamo tornando indietro, armati di nuove tecnologie, torniamo indietro verso la mentalità di un uomo delle caverne”; in The Worst Crime, immagina piazze che diventano luoghi di esecuzione pubblica (“una volta c’erano soluzioni/ora non abbiamo scuse”); in Cover Me, da lui stesso firmata, parla della fuga su un altro pianeta dove si scopre che la vita è esattamente come sulla Terra: come a dire che il vero cambiamento inizia dentro di noi. Non basta scappare. «Non definirei Spirit un disco politico. Non è con questo intento che ascolto musica. Ma di certo riguarda l’umanità e il nostro posto nel mondo». ha dichiarato Gahan. «Inizialmente avevamo pensato a un titolo come Maelstrom, ma suonava troppo heavy metal. Alla fine la scelta è caduta su Spirit, come a chiedere: che fine ha fatto lo spirito dell’umanità?». Lo spirito militante si coglie già dalla copertina, curata da Anton Corbijn: le atmosfere distopiche che il fotografo e regista olandese ha sfruttato anche per il video di Where’s The Revolution hanno attirato l’attenzione di Richard Spencer, esponente della nuova destra americana, che ha definito i Depeche Mode «la band ufficiale dell’alt right»: dichiarazione che Dave e compagni hanno sarcasticamente rimandato al mittente. In quanto a suoni, Spirit risente della mano di James Ford dei Simian Mobile Disco, alla sua prima collaborazione coi DM e già al lavoro con Arctic Monkeys e Florence & The Machine, che ha preso il posto di Ben Hiller, produttore di Playing The Angel (2005), Sounds Of The Universe (2009) e Delta Machine (2013). Ford ha infuso nuova energia sonora, senza peraltro snaturare lo stile del gruppo. In potente equilibrio fra rock ed elettronica.
 
 

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