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CoolRewind - I migliori dischi della storia del Rock: The Beatles - Revolver (1966, Parlophone)

di Gabriele Paoli

Umore: LISERGICO

Era l’estate di 50 anni fa, quando sono entrato nel mio abituale negozio di dischi per comprare il nuovo Lp dei Beatles appena uscito. Avuto fra le mani, sono rimasto un po’ sorpreso per quella strana copertina del tutto diversa dalle precedenti, dove compariva sempre una foto dei Fab Four. Incuriosito, ho chiesto al commesso di poterlo ascoltare subito in una di quelle cabine che i negozi di dischi avevano negli Anni ‘60. Ricordo che il primo ascolto mi ha lasciato alquanto perplesso: le sonorità non erano quelle tipiche dei Beatles che conoscevo (chitarre, basso e batteria), ma c’era qualcosa di nuovo, di più complesso. Comunque, da fan incallito l’ho comprato immediatamente. Lasciandosi alle spalle quei suoni semplici e talvolta ingenui tipici dei loro primi lavori, Revolver è senza dubbio l’album che segna una sostanziale svolta nello sviluppo musicale dei Beatles. Siamo a metà dei Sixties e qualcosa sta cambiando anche per loro, impegnati a utilizzare nuove tecniche di registrazione che li porteranno inesorabilmente ad abbandonare i concerti dal vivo (il 31 agosto 1966 segnerà l’ultima esibizione al Candlestick Park di San Francisco) per dedicarsi al lavoro in studio (sarebbe stato impossibile riprodurre le nuove sonorità sul palco). Revolver è il loro settimo disco in cui si evidenziano quegli elementi di rock psichedelico già accennati in Rubber Soul che diverranno predominanti nel successivo Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Nei 14 brani in scaletta, gli arrangiamenti orchestrali di George Martin e la sperimentazione sonora giocano un ruolo di grande rilievo.

È di George Harrison il pezzo d’apertura, Taxman (con Paul McCartney alla chitarra solista), che manifesta il suo senso di “umorismo nero” fino ad arrivare alla mistica Love You To dove compare il sitar (già presente in Norwegian Wood su Rubber Soul) e a I Want To Tell You. Le canzoni più melodiche sono invece firmate da Paul: Here, There And Everywhere, da lui stesso considerata la sua miglior composizione di sempre; Good Day Sunshine e For No One, fino al rock di Got To Get You Into My Life (successivamente ripresa con successo dagli Earth, Wind & Fire) e alla celeberrima Eleanor Rigby con ottetto d’archi in sottofondo. Yellow Submarine (cantata da Ringo Starr) sarà poi lo spunto per l’omonimo film d’animazione. Di John Lennon i brani più lisergici, che rendono Revolver un vero prototipo del rock psichedelico: I’m Only Sleeping, con nastri di chitarra registrati al contrario; She Said She Said, ispirato a un “trip” con l’Lsd ma in particolare Tomorrow Never Knows ispirato al Libro dei morti della cultura tibetana, che si sviluppa su un unico accordo in do maggiore e sembra anticipare grunge, punk e new wave suonando ancora oggi fresco e rivoluzionario. L’inusuale copertina creata da Klaus Voormann (artista tedesco amico dei Beatles fin dai giorni di Amburgo) tende a porre in evidenza i capelli, tratto distintivo del quartetto, mescolando il disegno con immagini di Paul, John, George e Ringo ritagliate da giornali e da foto originali in un tutt’uno di bianco e nero, scelta cromatica in controtendenza con le copertine dei dischi precedenti dove a predominare erano i colori. Infine il titolo: Revolver che altro non è se non un gioco di parole riferito sia al revolver (inteso come pistola), sia al movimento rotatorio (revolving) di un disco sul piatto del giradischi.

www.thebeatles.com

Foto: © Apple Corps


 

 

 

 

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