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Bowie by Duffy

di Stefano Bianchi

Tra i pochi fotografi che hanno avuto il privilegio di imprimere su pellicola l’arte camaleontica di David Bowie, il londinese Brian Duffy (1933-2010) è colui che meglio ha saputo catturare un’irripetibile essenza fatta di “glamour” (nel senso di glam rock), iconicità, asessualità, neoromanticismo. Tant’è che Bowie by Duffy, titolo di questo coinvolgente libro che inaugura una collana di monografie fotografiche realizzata in collaborazione con la galleria ONO arte contemporanea di Bologna, ha il gusto del “copyright”, dell’esclusività, dell’unicità. Duffy, omaggiato nel 2010 dalla BBC col documentario The Man Who Shot The Sixties (L’uomo che fotografò gli Anni ’60), dal 1972 all’80 scatta a Bowie foto a colori e in bianco e nero destinate a mitizzarsi, nonché immagini genialmente “rubate” dietro le quinte. Lo fa in 5 “photo sessions”, ripercorse per filo e per segno da questo imperdibile documento, che testimoniano quanto i 2 (all’apice delle rispettive carriere) fossero sinergici, complici, affiatati.
 
Si comincia dall’agosto 1972 con uno Ziggy Stardust “flou”, a figura intera, chitarra a tracolla, col costume creato da Freddie Burretti e già sfoggiato nel programma televisivo Top of the Pops. 5 mesi dopo, a gennaio 1973, Bowie si fa fotografare a occhi chiusi, in primo piano, con una saetta disegnata sul volto per la cover dell’album Aladdin Sane. E si fa rifotografare (e aerografare) efebico a uso e consumo dell'interno di copertina. Luglio 1975, deserto di White Sands nel New Mexico. Il set è quello del film The Man Who Fell To Earth (L’uomo che cadde sulla Terra) diretto da Nicolas Roeg. Il Duca Bianco e l’Alieno si materializzano dentro scatti che equivalgono a ipnotiche visioni. Febbraio 1979, sessione fotografica per l’ellepì Lodger. Bryan Duffy, stavolta, fotografa David Bowie sdraiato, tarantolato e con la faccia tumefatta, che s’ispira al Cristo morto del Mantegna e al cadavere di Che Guevara; alla vita di un neonato e a un altro cadavere, ignoto, coperto da un lenzuolo nel freddo di un obitorio. L’immagine in copertina prende forma, sintetizzando su quel viso martoriato un misto di smarrimento e di terrore. Si finisce con il new romantic. Aprile 1980, cover di Scary Monsters. Per essere «il più bel clown del circo», Bowie ripensa al teatrale Pierrot in Turquoise del mimo Lindsay Kemp. Felliniano in una memorabile serie di foto felliniane, indossa un costume realizzato da Natasha Korniloff. È l’ultima collaborazione fra lui e Duffy. Giù il sipario.

Bowie by Duffy, LullaBit, 160 pagine, € 32.50

www.lullabit.com

www.duffyphotographer.com

www.davidbowie.com

Foto: Copertina del libro Bowie by Duffy, edito in Italia da LullaBit, Photo Duffy, © Duffy Archive & David Bowie Archive™
Ziggy Stardust, tratta dal libro Bowie by Duffy, edito in Italia da LullaBit
Scary Monsters, tratta dal libro Bowie by Duffy, edito in Italia da LullaBit
Photo Duffy, © Duffy Archive
 

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