Coolmag - music

Post Pop Depression
Photo Andreas Neumann 1
Photo Andreas Neumann 2
home - music




Iggy Pop - Post Pop Depression (Caroline International)

di Stefano Bianchi

Umore: PASSATISTA / CONTEMPORANEO

Non date retta a chi si ostina a paragonare Post Pop Depression all’accoppiata “settantasettina” The Idiot + Lust For Life. Quelle erano tutt’altre storie. Berlinesi. Con David Bowie sacrosanto valore aggiunto. Il 17° album dell’Iggy Pop solista, piuttosto, andrebbe accostato a Brick By Brick e ad American Caesar in quanto a scorza: fisica e cerebrale. Se proprio vogliamo scovare il pelo nell’uovo, 7° in scaletta c’è German Days a ricordarci più o meno inconsciamente quel periodo d’oro nel curriculum dell’Iguana. Post Pop Depression è ossigeno puro dopo i miasmi delle ultime incisioni di Mr. Osterberg. Dopo lo splendido Préliiminaires del 2009 ispirato al romanzo La possibilità di un’isola di Michel Houellebecq, nel 2012 c’era stato il vuoto pneumatico di un Après (già rifiutato da Virgin EMI Records) inutilmente votato alle “covers” transalpine con l’aggiunta di un’orrida Michelle sottratta nottetempo ai Beatles. Nel 2007 e nel 2013, oltretutto, con The Weirdness e Ready To Die Iggy Pop aveva riesumato The Stooges con risultati non proprio eclatanti. Tant'è che mi sono detto: ormai ce lo siamo giocati.

Senonchè è arrivato il vocalist e chitarrista Josh Homme – tra i fondatori dei Kyuss e tuttora leader dei Queens of the Stone Age – il quale dopo aver ricevuto un’email dall’Iguana (che adesso ricorda: «Per essere libero dovevo dimenticare. E per farlo avevo bisogno di musica. Josh ce l’aveva dentro: quindi ho provocato un incontro con un piccolo testo e lui è andato su di giri») se l’è portato appresso al Rancho de la Luna (Joshua Tree), ai Pink Duck Studios (Burbank) e insieme al chitarrista Dean Fertita (Queens of the Stone Age/Dead Weather) e al batterista Matt Helders (Arctic Monkeys) hanno inciso i 9 pezzi di Post Pop Depression, che nella discografia di Iggy fa una gran bella figura: passatista e contemporanea al tempo stesso. Ascoltare per credere il ritmo dinoccolato e il “mood” desertico di Break Into Your Heart. E poi Gardenia, costruita a strappi funkeggianti, che non sarebbe affatto dispiaciuta a David Bowie; American Valhalla, che inizia e poi prende il largo quasi come China Girl; In The Lobby e Sunday: stile Television la prima, alla Talking Heads la seconda con finale cameristico; Vulture: bastardamente acustica e “bluesy”; German Days, guizzante e parapsichedelica; Chocolate Drops e Paraguay: belle e ispide come sanno essere le migliori ballate. A proposito di quest’ultima, Iggy canta di volersi ritirare in santa pace, in Paraguay. Non riesco a immaginarmelo in pensione, ma se proprio vorrà farlo, Post Pop Depression rimarrà la miglior uscita di scena possibile.

www.iggypop.com

www.carolineinternational.com
    
Foto: © Andreas Neumann


stampa

coolmag