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CoolRewind - I migliori dischi della storia del Rock: Santana - Lotus (1974, Columbia)

di Cosimo Calogiuri

Umore: JAZZ ROCK

C’ero anch’io il 13 settembre 1977 al Vigorelli di Milano. Avevo 15 anni e sapevo che la sinistra extraparlamentare l'aveva giurata al baffuto Carlos Santana (definito “servo della CIA”). Tant’è che dopo 40 minuti di grande jazz, rock e latino furioso/elegante, con puntualità svizzera il palco ha preso fuoco inondato da una marea di bottiglie molotov. Ricordo di essermi ritrovato in lacrime, trasportato dalla folla fuori dal Velodromo. Lacrime. Ma non solo per i lacrimogeni lanciati dalla polizia. Lacrime di commozione per quello che avevo ascoltato prima che scoppiasse l’apocalisse. D’altronde, dal ‘69 al ‘74 era stata grande musica con Santana (‘69), Abraxas (‘70), Santana 3 (‘71), Caravanserai (‘72), Welcome (‘73) e Borboletta (‘74). Oro colato. La Santana Band, insomma, non sbagliava un colpo. Poi qualcosa si è spezzato, il “sound” si è annacquato e Carlos si è trascinato fin qui con dischi fastidiosi come un orzaiolo e utili come la sabbia dentro al letto. Il clamoroso, (in termine di vendite) Supernatural del ‘99, album di duetti con l'orrido successo planetario di Corazón Espinado complici i Manà, ha fatto il paio nel 2007 con la straziante collaborazione con Eros Ramazzotti. Ed è fresca l’uscita di Santana 4 in cui il chitarrista messicano, in crisi d’identità e di vendite, ha riunito attorno a sé la band storica in un velleitario tentativo, per nulla convincente, di ripercorrere i fasti del passato.

Ma torniamoci, a quel periodo d'oro. A parte i meravigliosi ellepì in studio, è dal vivo che Santana e il suo gruppo hanno dato il meglio: quindi ripescate l'immenso Carlos Santana & Buddy Miles! Live! registrato al Sunshine '72 Festival di Honolulu, alle Hawaii, il 1° gennaio di quell’anno; e l'imprescindibile, maestoso Lotus del ’74 inciso il 3 e 4 luglio dell’anno precedente all’Osaka Koseinenkin Hall, in Giappone. Pubblicato in triplo vinile e successivamente in doppio Cd, rappresenta il momento “santaniano” più alto in assoluto con lo sguardo puntato su 2 punti di riferimento ben precisi: John Coltrane e l'Electric Period di Miles Davis. Affiancato dal tocco “soft” di Tom Coster alle tastiere, da Armando Peraza e Josè Chepito Areas alle percussioni e da Michael Shrieve alla batteria, Carlos suona come mai prima e come non suonerà mai più. Brani come Samba Pa Ti, Se A Cabo, Black Magic Woman ed Every Step Of The Way, collocano i Santana in un meraviglioso ibrido di jazz e rock elevandoli accanto ai momenti migliori di almeno 3 mostri sacri della fusion: Mahavisnu Orchestra di John McLaughlin, Return To Forever di Chic Corea e Weather Report. Riacciuffatelo, riscopritelo e se ancora non lo conoscete innamoratevi di Lotus. Non vi deluderà.

www.santana.com


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