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Different Every Time
Wyatt by Michael Ochs
Wyatt by Mark Ellidge
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Robert Wyatt. Il romanzo di due vite in una

di Peppo Delconte

Umore: PATAFISICO

Prendete un irrequieto ragazzotto della provincia inglese, nato il 28 gennaio 1945 e proveniente da un ambiente familiare colto ma abbastanza "bohemien": temperamento ribelle, disastrosi risultati scolastici, ma grande curiosità culturale; una venerazione per Lewis Carroll, Edward Lear e Alfred Jarry (tutti geni del "nonsense" e dei giochi di parole) e un bisogno impellente di comunicare i suoi sogni strampalati e trasformare tutto in musica. Provate a dargli un nome, ad esempio Robert Wyatt, e a seguirne le tracce, passo dopo passo, per scriverci su una biografia. Marcus O'Dair ha tentato l'impresa. Ma più che una biografia (per quanto autorizzata), sembra di avere tra le mani un romanzo su un personaggio unico e su una grande stagione musicale. Certo Different Every Time è un libro prezioso, arricchito da una notevole documentazione fotografica e da una discografia commentata: una lettura immancabile per tutti gli appassionati. Ma appassionati di quale genere? Progressive rock? Free jazz? Pop music? Folk? Musica contemporanea? No, per favore! Per Robert Wyatt non esistono confini. Protagonista della cosiddetta Canterbury Scene (etichetta da lui rifiutata), batterista e cantante di sorprendente originalità, fondatore di numerosi gruppi (Wilde Flowers, Soft Machine, Matching Mole...) e compagno di strada di Pink Floyd, Jimi Hendrix Experience, Gong, Caravan e tanti altri, il giovane Wyatt si rivela subito un genio onnivoro e tormentato, che chiude spesso le sue esperienze artistiche prima di raggiungere i risultati definitivi ed entra facilmente in contrasto con i colleghi (difendendo le ragioni dell'improvvisazione jazzistica con quelli che prediligono la forma canzone e accusando i jazzisti di snobismo nei riguardi del pop). Ma soprattutto vive un'esistenza caotica e piena di eccessi, incapace di dare equilibrio ai suoi legami affettivi e sempre in preda al suo furore creativo. Fino al primo giugno 1973 quando, durante un party, vola ubriaco fradicio da una finestra del quarto piano.

Quel giorno per Robert Wyatt si chiude la vita di uno scatenato 28enne e comincia una seconda vita, da paraplegico. Ora molti gli sono più vicini e lo aiutano a tornare alla musica: prime fra tutti la sua ultima compagna, l'artista e grafica Alfie Benge, e l'attrice Julie Christie (la migliore amica di Alfie). È un Robert trasformato quello che lentamente costruisce Rock Bottom, l'album capolavoro che lo lancia definitivamente come solista: compositore e interprete (voce, tastiere, tromba, piccole percussioni). A parte Moon In June, il gioiello di Soft Machine Third, nessun altro suo lavoro riceverà un'accoglienza così trionfale da critica e fans. Purtroppo le sue condizioni fisiche gli rendono troppo faticose le esibizioni dal vivo; ma la cosa, per quanto lo faccia soffrire, non frena il suo attivismo. Continua a immergersi nella musica, a bazzicare gli studi di registrazione e a coltivare rapporti con colleghi di qualsiasi estrazione. Sviluppa il suo inesauribile talento compositivo, scrive (anche in collaborazione con Alfie) testi poetici meravigliosamente sospesi fra tenerezza e "humour" surreale e trova sempre nuovi spazi interpretativi per quella voce fragile e malinconica, capace di adattarsi al canto "scat" come alla ballata d'impegno politico o alla più ingenua "love song". La seconda vita di Wyatt non è certo facile, ma intorno a lui gira il mondo intero: si costruiscono progetti ed eventi artistici di livello internazionale; si organizzano manifestazioni di solidarietà per il Sudafrica, il Cile, gli sfruttati e gli oppressi di ogni parte del mondo; si cerca in suo nome di liberare la musica dagli schemi ottusi del mercato. Robert lavora lentamente, come può: produce dischi solistici con periodicità irregolare ma accetta anche una miriade di collaborazioni: da John Cage a Ryuichi Sakamoto, da David Gilmour agli Henry Cow, dai Gong agli Scritti Politti, da Carla Bley a Charlie Haden, da Keith e Julie Tippett a Björk, fino agli italiani Cristina Donà e Walter Prati. Per non parlare degli amici che ospita per la realizzazione dei suoi dischi: Brian Eno, Mike Oldfield, Nick Mason, Fred Frith, Mongezi Feza, Elvis Costello, Lol Coxill, Evan Parker, Phil Manzanera, Gilad Atzmon, etc.  Ancora oggi un mondo pieno di ammirazione ed empatia gira intorno a questo guru della creatività, che ha passato la boa dei 70 anni. E lui lo contempla, nascondendo un sorriso gentile e ironico tra i peli della sua barba da profeta.

Marcus O'Dair, Different Every Time – La biografia autorizzata di Robert Wyatt, Giunti Editore, Collana Bizarre, 448 pagine, € 29

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Foto: Robert Wyatt con Jimi Hendrix e Brian Jones, © Michael Ochs Archive Getty Images
Soft Machine, © Mark Ellidge
 

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