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Joe Jackson – Fast Forward (earMusic)

di Alfredo Marziano

Umore: COSMOPOLITA
 
C’è una costante, nell’ondivaga produzione discografica di Joe Jackson. Riuscito o meno, ogni suo album sembra prendere forma da un’idea, un concetto, un progetto originale e (spesso) ambizioso. Arrivato nei negozi a 7 anni di distanza dal semi dimenticato Rain, Fast Forward non fa eccezione: assembla 4 Ep virtuali di 4 canzoni ciascuno, registrati in 4 città diverse (New York, Amsterdam, Berlino, New Orleans) con 4 differenti gruppi di musicisti. C’è forse un elemento cabalistico in questa scelta, e fin troppa carne al fuoco. Ma anche parecchia musica che merita di essere ascoltata, riascoltata, assaporata. Gli interventi di chirurgia estetica così evidenti sul volto di Jackson non gli giovano, ma per fortuna la sua voce e il suo “songwriting” dimostrano di non averne bisogno. Negli anni, il musicista di Portsmouth ha mostrato fiuto nella scelta dei collaboratori; e nel nuovo disco sono spesso gli ospiti e i loro strumenti a fare la differenza: il violino poetico e struggente di Regina Carter nella “title track”, sapiente ballata meditabonda che ha per tema la difficoltà di comprendere il presente; la chitarra siderale di Bill Frisell nella “cover” di See No Evil dei Television. Non sorprende che il quartetto di canzoni a cui appartengono sia forse il migliore del lotto, considerato il rapporto affettivo che ancora lega Jackson a New York: lo spirito della Grande Mela, infatti, aleggia anche in una If It Wasn’t For You di cristallina purezza melodica; e in una Kings Of The City notturna, luccicante e metropolitana come le cose migliori degli Steely Dan. Ad Amsterdam, accompagnato da alcuni elementi della prestigiosa orchestra sinfonica del Concertgebouw e dagli Zuco 103 (olandesi con la testa in Brasile), Jackson corre viceversa il rischio (e non è una novità) di bruciarsi le ali per voler volare troppo in alto e fuori rotta: succede soprattutto in Far Away, un “mélo” in cui la sua voce duetta con quella della 14enne Mitchell Sink pescata dal cast del musical Matilda; mentre in A Little Smile spira fortunatamente una fresca ventata pop e Poor Thing è animata da un dinamico arrangiamento fiatistico con le tonalità soul di una colonna sonora blaxploitation.
 
La tappa di Berlino (con il batterista dei Tindersticks Earl Harvin e il bassista Greg Cohen già a fianco di Tom Waits, Bob Dylan e Ornette Coleman) conferma il gusto versatile e le fascinanazioni mitteleuropee del musicista, che nella capitale tedesca ha trovato una seconda casa e senza timori si tuffa in un pezzo locale di cabaret Anni ‘30 (Good Bye Jonny) dopo una Junkie Diva dal “riff” rockeggiante, le tenebrose atmosfere mediorientali di If I Could See Your Face e i rintocchi pianistici alla Night And Day di una The Blue Time che reitera uno dei temi ricorrenti di questa raccolta: l’esplorazione delle terre di mezzo, si tratti delle ore sospese che intercorrono fra la notte e il giorno o del crinale che porta dalla maturità alla vecchiaia. A New Orleans, ultima tappa di Fast Forward, Joe Jackson ha chiesto aiuto a 3 componenti dei Galactic (rinomata funk band locale votata alle “jam sessions”) e a una sezione fiati guidata dal sassofonista Donald Harrison. Sono loro a speziare di ritmo e di (vaghi) aromi creoli le ultime canzoni della raccolta: Neon Rain sfodera una grinta che ricorda i tempi antichi, mentre Satellite è un impeccabile, ipnotico quadretto sostenuto da quei ritmi sincopati che gli sono cari dai tempi di Look Sharp!. Dopo tanto filosofeggiare sulla condizione umana, il ritornello intrigante e a presa rapida di Keep On Dreaming invita a non smettere di sognare, mentre Ode To Joy strizza l’occhio tanto all’Inno alla Gioia di Beethoven quanto alla Crescent City della Louisiana: pezzi così ottimisti e speranzosi non li avrebbe mai scritti, Jackson, nei tumultuosi e sprezzanti anni degli esordi e forse neppure nei primi ‘80 della massima popolarità. Lo fa ora, a 61 anni compiuti e con i capelli bianchi, conscio del fatto che invecchiare con una riserva ancora abbondante di energia e di creatività è un dono da celebrare. Anche per un ex giovane arrabbiato come lui.

www.joejackson.com

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Foto: © Jacob Blickenstaff
 

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