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The Man Who Sold The World Live In London
Tony Visconti
Woody Woodmansey
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Tony Visconti and Woody Woodmansey's Holy Holy - The Man Who Sold The World Live In London (Maniac Squat Records)

di Stefano Bianchi

Umore: BOWIANO

Era ora che qualcuno ci pensasse. E chi se non Tony Visconti e Woody Woodmansey? È successo che un bel giorno il produttore del meglio del glam rock (e di gran parte dei dischi di David Bowie: da Space Oddity del ’69 fino a The Next Day del 2013) e Woody Woodmansey (che di Bowie è stato il batterista, negli Spiders from Mars) si sono svegliati con la nostalgia canaglia addosso. Chiodo fisso, The Man Who Sold The World: album di un Bowie “post hippie” pubblicato nel ’70, prodotto da Tony Visconti e suonato dai The Hype “bowiani” con lo stesso Visconti al basso, Woody Woodmansey alla batteria e Mick Ronson alla chitarra elettrica. Tony, all’epoca, l’aveva definito «un manuale su come incidere un disco alternativo»; e in quel giorno velato di nostalgia, parlandone con Woody, ha pensato di rilanciare dal vivo quei 9 brani che Bowie (già sintonizzato sul “pre-glam” di Hunky Dory, ‘71) non aveva mai portato in tour se non in pillole, fra un concerto e l’altro, puntando soprattutto sulla “title track” e poi su The Width Of A Circle e The Supermen.

Detto e fatto: i 2 hanno formato un supergruppo, l’hanno chiamato Tony Visconti and Woody Woodmansey’s Holy Holy e il 22 settembre 2014 l’hanno battezzato dal vivo allo 02 Sheperd’s Bush Empire di Londra. E così, quella sera, The Man Who Sold The World ha ricominciato a vivere in tutto il suo splendore tardo psichedelico, qua e là folkeggiante, precursore dell’heavy metal. Contando su quei musicisti che non l’hanno mai dimenticato: Glenn Gregory (voce, ex Heaven 17), Mark Almond (voce, ex Soft Cell), James Stevenson e Paul Cuddeford (chitarre), Erdal Kizilcay (basso) e Steve Norman degli Spandau Ballet al sax e alla chitarra acustica. Partendo come da "tracklist" da The Width Of A Circle e approdando a The Supermen dopo aver vissuto e respirato All The Madmen, Black Country Rock, After All, Running Gun Blues, Saviour Machine, She Shook Me Cold e The Man Who Sold The World, è incredibile come questa band sia riuscita a immedesimarsi in ogni passaggio, accordo, assolo e umore del disco trasformandolo in un capolavoro. Tanto quanto l’originale. Ma quella sera (ed è il secondo Cd a documentarlo) c’è stato anche spazio per il glam che David Bowie nel ’72 e nel ’73 ha svelato al mondo intero. Ecco, allora, le rivisitazioni di pezzi epocali come Ziggy Stardust, Hang Onto Yourself, Starman, Cracked Actor, Time, Five Years, Jean Genie, Moonage Daydream. Chiunque altro l’avrebbe trasformato in un chiassoso “karaoke”. Ma sul palco, quella sera, c’erano Tony Visconti, Woody Woodmansey e la loro nostalgia.

www.holyholy.co.uk

Foto: © Chris Youd


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