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CoolRewind - I migliori dischi della storia del Rock: The Rolling Stones - Sticky Fingers (1971, Rolling Stones Records)

di Stefano Bianchi

Umore: APPICCICOSO

I Rolling Stones che amo di più? Sono quelli tossici, libidinosi, padroni assoluti del rock, più che mai avvezzi al blues, grandi metabolizzatori del country. In poche parole: quelli di Sticky Fingers (1971) e di Exile On Main St. (1972). Di quest’ultimo album, è uscita nel 2010 la versione in 2 Cd con 10 tracce inedite. Una bellezza. Ora, finalmente, anche Sticky Fingers si è ampliato (idem: 2 Cd) spiattellando una memorabile versione di Brown Sugar “featuring” Eric Clapton; una Wild Horses acustica da brividi e piccoli orgasmi; le sublimi “alternate versions” di Can’t You Hear Me Knocking e Dead Flowers; l’indispensabile “extended version” di Bitch e il poker di Live With Me, Stray Cat Blues, Love In Vain, Midnight Rambler e Honky Tonk Women registrate dal vivo alla Roundhouse di Londra nel ’71. Una delizia. Prova che quei jeans in copertina (© Andy Warhol, design di Craig Braun, fotografati da Billy Name e indossati da Joe Dallesandro, attore della Factory, che quando abbassavi la cerniera lampo dell’ellepì te lo ritrovavi in mutande e in semi erezione) sono ancora un bel vedere.

Sono gli oltraggiosi preliminari di uno fra i più bei dischi in assoluto della storia del rock, prodotto da Jimmy Miller e inciso dal ’69 al ’71 al Muscle Shoals Sound Studio di Sheffield (Alabama), nello studio di registrazione mobile a Stargroves (nell’Hampshire) e agli Olympic Studios di Londra. Sticky Fingers è l’album delle grandi rivoluzioni: Mick Taylor, alla chitarra ritmica, sostituisce Brian Jones; Bobby Keys e Jim Price, già collaboratori di Derek and the Dominos, danno letteralmente fiato a tutto il disco; dalla Decca Records alla Rolling Stones Records, si cambia etichetta discografica; il Tongue & Lip, “logo” disegnato da John Pasche, viene battezzato proprio in quest’occasione. Grandi rivoluzioni, lo ribadisco. Al servizio di una scaletta che pompa adrenalina, addolcisce e poi scarnifica la melodia, fonde magistralmente sonorità inglesi e americane. Dai “riffs” immortali di Brown Sugar e Can’t You Hear Me Knocking, ai passi felpati di Moonlight Mile; dai flussi melodici di Sway, Wild Horses e Sister Morphine, al rock and roll di Bitch che amoreggia col rhythm and blues; da You Gotta Move e I Got The Blues che sfogliano a menadito la musica del diavolo, alla perfezione country di Dead Flowers, vi entusiasmerete ogni volta che le “dita appiccicose” vi titilleranno le orecchie.

www.rollingstones.com


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