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CoolRewind - I migliori dischi della storia del Rock: Adrian Belew - Inner Revolution (1992, Atlantic)

di Stefano Bianchi

Umore: CITAZIONISTA
 
È un chitarrista (e cantante) sopra le righe, Adrian Belew. Gelido e cerebrale, estrae dalle corde schizzi futuribili e ruggiti etnici. Al suo plettro è capitato di rileggere Jimi Hendrix e Jeff Beck: ma sono stati “blitz” isolati. L’americano, soprattutto, è capace di cavar fuori suoni di rock belluino. Sessionman di lusso, componente aggiunto dei Talking Heads, spalla di Frank Zappa, “alter ego” di Robert Fripp nella trilogia Discipline/Beat/Three Of A Perfect Pair targata King Crimson (1981-’84) e “partner” di David Bowie nel Sound + Vision Tour del ’90, Belew è fra i più versatili protagonisti dell’art rock. Poco sudore, tanto cervello. Inner Revolution, sesto disco solista pubblicato nel ’92, è un geniale gingillo di rock minimale gonfio di citazioni e di pungente ironia. 12 brani da memorizzare all’istante. Beffardi e snobisticamente pop. Gustosamente “rétro”, ma al tempo stesso “avantgarde”. Parte il pezzo che intitola l’album e ci si ricorda delle battute pesanti del glam rock; This Is What I Believe In, invece, rispolvera spirali “crimsoniane” mentre Standing In The Shadow sgomma ai bordi del metal ammiccando a You Really Got Me dei Kinks.
 
Proseguendo, se Big Blue Sun è puro stile Beatles (vecchio pallino del musicista) che poi si abbandona a un rockabilly cabarettistico, Only A Dream sputa rock di grana grossa; Birds snocciola atmosfere vocalmente accostabili a Daryl Hall & John Oates; I’d Rather Be Right Here è un ipercalorico rock & roll primi Seventies; The War In The Gulf Between Us azzarda paragoni con certe “pop songs” di George Harrison; la carezzevole e notturna I Walk Alone fa da preludio al piccolo, bizzarro mondo di Everything: pianoforte e chitarra, stratificazioni vocali, sperimentazione e rock FM. Gli ultimi 2 pezzi si trastullano ancora con il rock & roll: Heaven’s Bed sfoderando muscoli e impennate alla Sparks; Member Of The Tribe, sprigionando suoni fumosi e metropolitani. Ogni composizione di Inner Revolution è una piccola scatola delle meraviglie che ha come filo conduttore gli assoli devianti di Belew e il suo canto limpido e ben impostato. Divertente, anticonformista, vale ripetuti ascolti.
 
 

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