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Franz Ferdinand & Sparks
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Franz Ferdinand & Sparks - FFS (Domino Records)

di Stefano Bianchi

Umore: COLLABORATIVO

Franz Ferdinand? A parte il nome che è un colpo di genio, non mi hanno mai fatto impazzire. Ammetto di non averli ascoltati più di tanto, ma quando mi è capitato li ho “sentiti” sintonizzati sul glam rock Anni ‘70: quello più estetizzante e colto, virtù esclusive di David Bowie, Roxy Music, Sparks. Così, quando ho letto che gli scozzesi della nu new wave avrebbero corso il rischio di una “liaison dangereuse” coi fratelli Ron e Russel Mael (i losangeleni Sparks, appunto: per chi non lo sapesse quelli dell’iper-decadentismo di Kimono My House, del synthpop “moroderiano” di No. 1 In Heaven, del cameristico Li’l Beethoven, del cinematico The Seduction Of Ingmar Bergman e via creando…), mi sono acquattato nella nobile penombra di chi ne sa eccome di glam (e art rock) e ho atteso, con curiosità, l’evento. I presupposti c’erano tutti: il cantante dei Franz Ferdinand, Alex Kapranos, che negli Anni ’90 scopre il singolo Amateur Hour degli Sparks (anno di grazia 1974), si procura il loro “back catalogue” e va gioiosamente al tappeto; ancora lui, che una volta formata la band col chitarrista Nick McCarthy, il bassista Bob Hardy e il batterista Paul Thomson ipotizza una rivisitazione della “sparksiana” Achoo (’75); Russel Mael, prodigiosa ugola in falsetto, che nel 2004 apprezza le possenti schitarrate del singolo Take Me Out, coinvolge il tastierista/dandy Ron, contatta il quartetto di Glasgow, incidono il “demotape” di Piss Off ma i tempi per un sodalizio non sono ancora maturi. E infine tutti insieme, appassionatamente, che nel 2013 si ritrovano al Coachella Festival californiano, decidono che è la volta buona, registrano Police Encounters, Collaborations Don’t Work e gli altri pezzi sul finire del 2014, in un paio di settimane. Il nome del supergruppo e il titolo del disco vanno da sé: FFS, ovvero Franz Ferdinand & Sparks.

E la musica? Come suona? Impeccabilmente. Ma se siete fans dei Franz Ferdinand, inconsapevoli dell’esistenza degli Sparks, farete un po’ fatica a riconoscere Kapranos e soci. Detto ciò, il “matrimonio” funziona bene nel “pastiche” di Collaborations Don’t Work che fonde le anime dei 2 “nuclei” instillando enfasi cameristica, electro swing e sophisticated (pop) comedy; nell’orecchiabile, intrigante synthbeat di Call Girl; in quel sussurro di ballata, dalle nervature dark, fra Nick Cave e i Roxy Music, che è Little Guy From The Suburbs; nella robotica Sõ Desu Ne, che suona come un “computer game”; nel “tour de force” vocale che sottintende The Power Couple. Il resto, incluse le loro proverbiali ossessioni, riflette l’”oeuvre” dei fratelli Mael coi Franz Ferdinand a far da umili gregari: le alchimìe di rock cabarettistico, pop e music hall di Johnny Delusional e Piss Off; il pianoforte in fuga (Dictator’s Son) che introduce un (hard) rock incalzante come un thriller; l’ultrarapido scioglilingua elettronico di Police Encounters; il “glamour” di Save Me From Myself, classica sinfonia “sparksiana”; lo swing marziale di The Man Without A Tan; la melodia pop, traditrice, di Things I Won’t Get. Ma allora, chi l’ha detto che le collaborazioni non funzionano? Ascoltare per credere.

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Foto: © David Edwards

 

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