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Saturns Pattern
The Modfather Paul Weller
L'uomo cangiante
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Paul Weller - Saturns Pattern (Parlophone)

di Cosimo Calogiuri

Umore: WELLERIANO
 
Aspettavo Saturns Pattern da almeno 5 anni. Avevo bisogno di ritrovare le mie certezze e i miei punti di riferimento. Dopo le peripezie indie-elettroniche di Wake Up The Nation (2010) e la rumoristica dichiarazione d'amore per la trilogia berlinese di David Bowie contenuta in Sonik Kicks (2012), avevo dannatamente bisogno di un disco di Paul Weller scritto da Paul Weller e cantato e suonato come fa Paul Weller. Ora ce l'ho. Avevo bisogno di non essere più stupito da precipitosi cambi di marcia ma da tradizione e continuità. Volevo il Nothern soul, il funk, la psichedelìa e il British blues. Volevo brani strutturati come Dio comanda, dove si capisce cos'è una strofa e cos'è un ritornello. Insomma, ecco a voi Saturns Pattern. D’accordo, è un disco lontano dai picchi compositivi di Wild Wood (1993) e di Stanley Road ('95), ma fa la sua bella figura riservandoci momenti scintillanti come l'apertura acida di White Sky, il funk di Pick it Up, la malinconica These City Streets (ambientazione Style Council) e la strepitosa (I'm A) Roadrunner inserita solo e incredibilmente nel Deluxe Box Set che include Cd (con 3 brani in più), vinile blu e Dvd.

Saturns Pattern ci riconsegna un Paul Weller ancora in pista, solido come una quercia, sereno e appagato che si gode la famiglia e la numerosa figliolanza. Un Modfather che non ha ancora ceduto quello scettro che nessuno sarebbe in grado di raccogliere. Un artista che, superati i problemi legati all’alcolismo, sta curiosamente dando vita alle sue massime “performance” dal vivo: memorabile – e di gran lunga la migliore che io abbia mai visto (e non ne ho viste poche) – quella di Massa Martana, 2 agosto 2014, all’Umbria Rock Festival. E mentre scrivo queste parole, aggiorno le date del nuovo tour: 5 luglio a Gardone Riviera (BS), nell’Anfiteatro del Vittoriale di “dannunziana” memoria; 8 a Brugnera (PN), Parco di Villa Varda; 9 a Roma, Auditorium Parco della Musica. Se tanto mi dà tanto, saranno serate da non dimenticare.

www.paulweller.com
 
 
L’uomo cangiante

Accidenti se mancava nel panorama editorial-musicale italiano una biografia di Paul Weller, personaggio di culto estremo in Inghilterra ma che vanta in ogni parte del globo qualcosa di ben più consistente d’uno zoccolo duro di fans. Ci ha pensato, a scriverla, la persona più adatta a farlo: Antonio Tony Face Bacciocchi, “opinion leader” del movimento Mod tricolore nonché ex musicista di Not Moving, Link Quartet e Lilith, che dopo averci appassionato coi precedenti libri (uno su tutti: Mod generations. Storia, musica, rabbia & stile del 2009) ci regala questa prova letteraria che delizia nuovi e vecchi seguaci.

Con la sua prosa diretta, veloce, senza fronzoli (vero Mod Style) e pochissimi accenni alla vita privata del protagonista (com’è giusto che sia), L’uomo cangiante affronta la il curriculum musicale del Modfather, frutto di repentini e imprevisti cambi di marcia, all'insegna del "così e se vi pare" di “pirandelliana” memoria. C'è davvero tutto in questa biografia: il fulminante esordio del ‘77 coi Jam; le ricerche sonore Anni ‘80 griffate Style Council; la rinascita agli inizi degli Anni ‘90, in chiave solista, prologo di una carriera che tutt’oggi non dà segni di cedimento. (C.C.)

Antonio Tony Face Bacciocchi, L’uomo cangiante - Paul Weller: The Modfather, Vololibero Edizioni, Collana Heroes, 184 pagine, € 15

www.vololiberoedizioni.it
 

 
 

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