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The Sound Of Blue
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Phil Manzanera - The Sound Of Blue (Expression Records)

di Stefano Bianchi

Umore: GLOBAL

Fra ex Roxy Music c’è chi, come Bryan Ferry, ha puntato sull’usato sicuro: vedi Avonmore, disco “as usual” elegante ma musicalmente datato. E chi come Philip Geoffrey Targett-Adams, in arte Phil Manzanera, ha puntato sulla freschezza della musica globale palesando The Sound Of Blue fra le sue incisioni migliori. Con Mick Ronson e Adrian Belew c’è sempre stato lui fra i miei chitarristi preferiti: a suo agio nel glam e sempre in palla in un art rock innervato da influenze latine (è nato a Londra nel 1951, figlio di madre colombiana e padre inglese). Tant’è che Diamond Head (‘75) e Listen Now (’77), oltre a 801 Live del ’76 con Brian Eno, me li porterei sull’isola deserta. Pino Daniele, ci tengo a ricordarlo, nell’87 dichiarò che nel “parterre de rois” di Night Of The Guitar fra Randy California, Pete Haycock, Steve Hunter, Robbie Krieger, Andy Powell, Ted Turner, Leslie West e Jan Akkerman il più bravo era Manzanera.

The Sound Of Blue, dunque, è il suo “musical diary” in 10 “movimenti” capace d’evocare ricordi ed emozioni: l’infanzia e l’adolescenza trascorse in Colombia, Venezuela (l’electro beat e le nervature funky di 1960 Caracas), Cuba e Hawaii; la madre Magdalena (nella pizzicata dolcezza e nell’energia travolgente dell’omonimo pezzo); gli Anni ’70 dei primi Roxy Music (In Conversation With Andy Mackay, con l’ubriacante sax di quest’ultimo); le avventure musicali in Spagna (la world music che scandisce Tramuntana) e in Svezia (fusion e progressive, strutture portanti di Halmstad); i giorni passati a esplorare la Cornovaglia (il cuore ambient e le rifrazioni di Rosemullion Head); i soggiorni a Marrakech (la souk music e le reminiscenze “roxyane” di High Atlas); la cultura sudamericana dell’amicizia e dell’ospitalità (Mi Casa); il cuore minimalista di The Sound Of Blue, liberamente ispirato alle sonorità di Miles Davis. E a mo’ di epilogo, ecco l’unica canzone dell’album affidata alla talentuosa Sonia Bernardo: la “cover” di No Church In The Wild di Jay Z e Kanye West, che avevano campionato uno dei più coinvolgenti riffs "manzaneriani": K Scope. Geniale.

www.manzanera.com

Foto: © Silvia Vacca


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