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School's Out
Alice Cooper
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CoolRewind - I migliori dischi della storia del Rock: Alice Cooper - School's Out (1972, Warner Bros)

di Stefano Bianchi

Umore: GLAM
 
Mi stavo godendo Super Duper Alice Cooper, documentario sull’ascesa, la caduta (alcolica, sniffante coca) e la rinascita della rockstar più “grandguignolesca” di sempre, quando mi sono rivisto pischello, nel 1972, mentre sfoglio il settimanale Ciao 2001 e “incontro” un servizio fotografico di Armando Gallo con un pazzo orrorificamente truccato il quale – complice un serpente boa attorcigliato al collo – dà “live” al pubblico americano il benvenuto nei suoi incubi. In quel preciso istante, tramortito dalla folle messinscena, perdo la testa per il glam rock (fede tosta, incrollabile) e qualche giorno dopo metto le mani su una copertina d’ellepì a forma di banco scolastico. La apro e ci scovo dentro un paio di mutandine rosa che fasciano il disco. Ascolto il primo pezzo divorando quelle parole (“School's out for summer / School's out forever / School's been blown to pieces”) che non avrei mai più dimenticato. La scuola è finita per l'estate, la scuola è finita per sempre, la scuola è esplosa in pezzi… Bum! Scopro gli Alice Cooper (si chiama così la “shock-band”, dopodichè il pazzo utilizzerà da solista nome e cognome con Welcome To My Nightmare scandendo l'immagine di una ragazzina con un lecca lecca in una mano e un coltello da macellaio nell'altra) ben prima di Ziggy Stardust, T. Rex, Lou Reed, Iggy Pop, Roxy Music, Sparks, Cockney Rebel e Mott the Hoople.
 
Quinta incisione dopo Pretties For You (’69), Easy Action (’70), Love It To Death e Killer (’71), prodotta da Bob Ezrin e incisa al Record Plant Studio di New York, School’s Out è il capolavoro di Vincent Damon Furnier: classe 1948, natali a Detroit, figlio d’un predicatore, esordi negli Earwigs (a scimmiottare il Brit Beat) negli Spiders, nei Nazz e poi militanza/leadership negli Alice Cooper (benedetti da Frank Zappa) coi chitarristi Glen Buxton e Michael Bruce, il bassista Dennis Dunaway e il batterista Neal Smith. Geniale, mostruosamente creativo, questo disco ha il potere d’entrarti nel cervello con l’inconfondibile “riff” chitarristico dell’omonimo brano scontornato dall’ugola abrasiva di Dr. Jekyll & Mr. Hyde (cioè Vincent Fournier e il suo malefico “alter ego”, ispirato nel “make up” alla Bette Davis del film What Ever Happened to Baby Jane?). Poi ti conquista scandendo in un sol botto rock, blues e ceneri di country (Luney Tunes, Gutter Cat Vs. the Jets); citando jazzisticamente il musical stile West Side Story (Street Fight, Blue Turk); spremendo e teatralizzando il glam (My Stars); frullando Rolling Stones e rhythm & blues (Public Animal # 9); giocando sul “crooning” in chiave horror/sepolcrale (Alma Mater); lasciando esplodere una parossistica black music di elettricità e fiati (Grande Finale). Domanda: se non ci fosse stato School’s Out, avreste mai sentito nominare Marilyn Manson, Twisted Sister, Mötley Crüe, Rob Zombie, Slipknot e compagnia metallara?
 
 

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