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Kim Fowley
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CoolRewind - I migliori dischi della storia del Rock: Kim Fowley - Automatic (1974, Capitol)

di Stefano Bianchi

Umore: PERVERSO
 
A un certo punto, in un pezzo di Outrageous (1968) stoppa di punto in bianco la musica e nel silenzio più totale ansima: “Is this hell?”, è questo l’inferno? Pochi secondi dopo, alludendo che lo spettacolo dovrà per forza di cose continuare, domanda: “Is there a drummer somewhere in hell right now?”, c’è da qualche parte un batterista, proprio adesso all’inferno? 10 anni dopo, in Sunset Boulevard, smaschera lo squallore di Hollywood col verso “I saw Jesus Christ walking down Sunset Boulevard”, ho visto Gesù Cristo camminare per Sunset Boulevard. Sono pillole avvelenate. 2 fra le tantissime, per rendere l’idea. Pillole sputate da un perverso “freak” che ha avuto l'ardire di tramutarsi in “rocker” decadente. È dal 15 gennaio che il “losangeleno” Kim Fowley ha tolto il disturbo. Aveva 75 rugosissimi e tossici anni, in gran parte trascorsi trastullandosi nei bassifondi quando avrebbe potuto viversela da borghese, figlio com’era di un attore di films Western (Douglas Fowley) e di un’attrice (Shelby Payne). Fowley è stato psichedelico, glam, proto-punk, alternativo. Ha fatto il cantante, il ballerino, il chiromante, il musicista, il promoter, il produttore discografico delle Runaways. Ha collaborato coi Modern Lovers e i Blue Cheer. Ha scritto canzoni per i Kiss e Alice Cooper. Il 13 settembre 1969, al Varcity Stadium di Toronto (Canada), è salito sul palco per annunciare The Plastic Ono Band di John Lennon e Yoko Ono. 2 anni prima aveva cantato in Freak Out! di Frank Zappa per poi debuttare con Love Is Alive And Well, suonare “covers” con l’organo in Born To Be Wild e iniettare perversioni dentro Outrageous (’68).
 
Ma nella sua scoordinata discografia è Automatic l’album che senz'altro “funziona” di più, personalizzando in grande stile il glam rock e giocandosela alla pari con Iggy Pop e Lou Reed. Kim lo incide nel ’74 per la Capitol e se siete fortunati potete ancora trovarlo rieditato dalla francese Secret Records con un’altra copertina. Gran disco, che parte rockettaro e dinoccolato con Hollywood Confidential per poi prendere per il culo il giro chitarristico di Sweet Jane (Bamarama Dong Ding: geniale); scoprirsi ancora “velvettiano” ma con un tocco di soul music in più (Shine Like A Radio); ripedinare il soul duettando con la maiuscola Becky Hobbs (Save Love For A Rainy Day); acchiappare il country in Blue Blue Sky per poi farne tutt’altro (Willy DeVille, se ci sei dall’alto dei cieli batti un colpo); elaborare glam salendo letteralmente in cattedra (Vision Of The Future, Dressed To Kill); sbizzarrirsi col rhythm & blues (Film Maker), farsi soggiogare dalla melodia acustica (Mom And Dad) e concedersi il lusso di chiudere con Rude Boy Rock’n’Roll: gioiello che al confronto l’Iguana impallidisce fra testosterone vocale e cavalcate strumentali che perfette è dir poco. Rest in Peace, Kim Fowley. Massimo rispetto.
 
 
   

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