Coolmag - music

Art Gallery
The Artwoods
Artwoods Singles
home - music




The Artwoods - Art Gallery (Repertoire Records)

di Cosimo Calogiuri

Umore: MODERNISTA

Vi siete mai sentiti piccoli nell'universo, con un mucchio di dubbi irrisolvibili del tipo: chi siamo? dove andiamo? da dove veniamo? Il mio dubbio, altrettanto amletico e angosciante, è: perché mai Paul Weller (Mod Father, guida suprema di noi Modernisti e padrino del rhythm and blues) il 12 settembre 2014 era presente alla celebrazione di Jon Lord, il celebre tastierista dei Deep Purple scomparso il 16 luglio 2012? Conversione tardiva all'hard rock da parte dell’ex Jam ed ex Style Council? Improbabile. Senonchè il mio socio di scorribande musicali Max Gargiulo, con sottile piacere mi ha colto in fallo domandandomi a tradimento: «Ma tu li conosci gli Artwoods?». Già, ora si spiega tutto. The Artwoods: cioè Arthur “Art” Wood (1937-2006, fratello del più famoso Ron Wood) alla voce, Derek Griffiths (chitarra), Malcolm Pool (basso), Keef Hartley (batteria) e… svelato l’arcano, Jon Lord all’organo e alle tastiere.
 
Non posso certo definirli una meteora, perché le meteore non lasciano il segno. Al contrario, fra il 1964 e il ‘67 la band inglese ha lasciato una traccia profonda: un pugno di singoli ma soprattutto l'unico, grande album del '66 intitolato Art Gallery che include Things Get Better e I Take What I Want: guarda caso le 2 canzoni intonate da Weller al tributo “lordiano”. Gli Artwoods erano un gruppo sottilmente diverso dagli altri “competitors” (Who, Kinks, Rolling Stones…). Meno furiosi e più eleganti. Influenzati da Booker T. & the M.G.'s ma anche da Burt Bacharach. La voce di Art Wood potente e avvolgente, la ritmica di Pool e Hartley che martella cuore e mente d’ogni appassionato di errebì, la chitarra tesa e affilata di Griffiths e l'organo di Jon Lord (principe indiscusso del suono “artwoodsiano”) garantiscono ad Art Gallery quell’immortalità di album che suonava, suona e suonerà sempre in modo magnifico. Procuratevelo, mi raccomando. E se qualche “aficionado” della British Invasion dovesse chiedervi «Per caso conosci gli Artwoods?», potrete orgogliosamente rispondegli: «…E secondo te, no?». Saluti Modernisti a tutti.

www.repertoirerecords.com
 

stampa

coolmag