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U2 - Songs Of Innocence (Island Records)

di Stefano Bianchi

Umore: MESTIERANTE
 
Non mi aspettavo un capolavoro (The Unforgettable Fire, The Joshua Tree, Achtung Baby e Zooropa sono ineguagliabili) ma perlomeno un disco che mi facesse scordare le troppe insulsaggini di All That You Can't Leave Behind, How To Dismantle An Atomic Bomb e No Line On The Horizon. Diciamocelo chiaro e tondo: dal 2000 in poi gli U2 si erano imborghesiti a forza di rock e pop col freno a mano tirato. Dopo tira-e-molla fatti di annunci, smentite, proclami, tentennamenti e un titolo “bluff” come Sirens, ecco Songs Of Innocence in triplice versione: “standard”, vinile, “deluxe”: quest’ultima, con una “session” acustica di pezzi selezionati dall’album + i 4 inediti Lucifer’s Hands, The Crystal Ballroom, The Troubles (Alternative Version) e Sleep Like A Baby Tonight (Alternative Perspective Mix by Tchad Blake). Il tutto, in uscita il 13 ottobre dopo la disponibilità, gratuita, su iTunes. Ma come suonano queste 11 “canzoni dell’innocenza” incise a Dublino, Londra, New York, Los Angeles e prodotte da Danger Mouse, Paul Epworth, Ryan Tedder, Declan Gaffney e Flood? Suonano furbette, Anni ‘80 anzichenò, con la voglia di farsi piacere comunque da tutti. Tanto per cominciare Bono, The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen Jr. omaggiano il punk angloamericano con The Miracle (Of Joey Ramone), dedicata al cantante dei Ramones, che parte zoppa coi suoi ridicoli cori da stadio ma per fortuna si riscatta con un godurioso “riff” chitarristico; e con This Is Where You Can Reach Me Now, in onore di Joe Strummer, che si palesa alla chetichella per poi darsi sostanza citando sacrosantamente i Clash.
 
Nel suo incedere melodico, invece, Every Breaking Wave è classico "U2 style" che richiama With Or Without You ma si smarrisce in un’orecchiabilità sin troppo radiofonica; California (There Is No End To Love), si fa al contrario apprezzare per l’intreccio di voci che ricorda i Beach Boys mentre funziona bene l’acustica e poi elettrica Song For Someone. Bono, quindi, dedica Iris (Hold Me Close) alla madre scomparsa quand’era adolescente, lasciandosi coinvolgere dall’introduzione di The Edge fra ambient music e sonorità celtiche in attesa di assecondare un rock a presa rapida. E altro rock erutta da Volcano, evidenziato dal basso pulsante di Adam Clayton e dall’effervescente “drumming” di Larry Mullen Jr. Raised By Wolves e Cedarwood Road sono autobiografiche: la prima, trascinante cortocircuito elettrico, ci racconta di quando un’autobomba dell’IRA esplose a pochi passi dall’abitazione di Bono; la seconda, fra hard rock Anni '70 e persuasive melodie, ci conduce proprio in quell’indirizzo dublinese. I pezzi conclusivi sono un trionfo d’intimismo: la soffice e ipnotica Sleep Like A Baby Tonight, interpretata in falsetto e orchestrata dal sintetizzatore, è l’ideale premessa di The Troubles con Bono e la cantante svedese Lykke Li complici di una ballata più che efficace. E già si prennuncia il prossimo album, Songs Of Experience. Staremo a sentire.
 
 
 
Foto: © Paolo Pellegrin
 

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