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Blank Project
Neneh Cherry
Buffalo Stance
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Neneh Cherry - Blank Project (Smalltown Supersound)

di Marco Chiari

Umore: ANTICONFORMISTA

Inferocita ai tempi post-punk nei Rip Rig & Panic (primi Anni ‘80); rap come si deve nel singolo Buffalo Stance (’89); indimenticabile “partner” del senegalese Youssou N’Dour nella soffice world music di 7 Seconds (’94). 50enne, nata a Stoccolma, figlia del percussionista africano Ahmahdu Jah e della pittrice svedese Monica Karlsson, Neneh Cherry indossa con orgoglio il cognome del padre adottivo, il trombettista jazz Don Cherry. In carriera ha inciso solo 3 dischi solisti: Raw Like Sushi, Homebrew e Man. Fra quest’ultimo e il nuovo Blank Project sono trascorsi 18 anni. Un’eternità. Eppure la sua voce di velluto e d’acciaio non ha mai abbandonato la musica. Anteponendo la forza del collettivo alla vulnerabilità della solitudine, Neneh ha infatti collaborato coi Gorillaz di Damon Albarn (2005), inciso Laylow e Medicine coi CirKus di suo marito Burt Ford (2006 e 2008), esplorato il free jazz con The Cherry Thing (2012).

Blank Project (Progetto in bianco) è il grimaldello di un’artista che si ripropone ancor più unica nel suo genere. È una pagina nuda da cui ripartire sviscerando parole, cuore, anima. Innervato da una felice alchimìa di poesia Beat, elettronica sperimentale (garantita dal duo londinese RocketNumberNine e supervisionata da Kieran Hebden in arte Four Tet) e intriganti melodie vocali, è un disco che mette a frutto l’anticonformismo delle idee con l’ambizione di creare qualcosa di originale. Se la “title track” è un assalto frontale dalle venature “afro” con lei che spara rime senza sosta, Across The Water è poco più di un sussurro “a cappella”. Da qui in avanti, l’album troverà il proprio equilibrio fra questi 2 estremi transitando dal percussionismo elettronico di Naked che si stempera in musica ambientale, all’ipnotico trip hop di Spit Three Times; dalle atmosfere noise di Weightless, al ritmo funky di Cynical che cerca di scrollarsi di dosso una tempesta di parole. Splendida, inoltre, 422 nel suo evolversi felpato e avvolgente, mentre Out Of The Black punta all’orecchiabilità intrecciandosi col rhythm & blues. I 2 estremi riaffiorano in chiusura: con l’incedere martellante di Dossier e il minimalismo vocale di Everything, in bilico fra Laurie Anderson e il più limpido approccio free-jazzer.

www.smalltownsupersound.com
 

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