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CoolRewind - I migliori dischi della storia del Rock: Rain Tree Crow - Rain Tree Crow (1991, Virgin)

di Stefano Bianchi

Umore: RIUNIFICATO
 
La pioggia: sinonimo di suoni acquosi, sfuggenti. L’albero: la natura, l’”humus”, il seme dell’etnìa. Il corvo: voli in picchiata nella sperimentazione, unghiate improvvisative. Rain Tree Crow. 3 vocaboli che nel 1991 sintetizzano il ricompattamento di David Sylvian, Mick Karn, Steve Jansen e Richard Barbieri. 10 anni dopo Tin Drum, l’album dell’addio, il quartetto ribalta e annulla il marchio Japan. Ma come scocca la scintilla della “reunion”? Dal desiderio di amalgamare i frutti delle esperienze soliste, spinti dall’ossessiva ricerca di una musica onnivora, assoluta, senza limiti né confini. Il progetto (e il titolo del disco) Rain Tree Crow, elaborato in 8 sale d’incisione fra Inghilterra, Francia e Irlanda, prende forma seguendo precise indicazioni: improvvisare senza prove preliminari e poi registrare tutto, in assoluta libertà. I 12 brani (7 cantati + 5 strumentali) hanno in comune sonorità rarefatte, in bilico fra impressionismo e metafisica, che poggiano su uno scheletro percussivo affidato alle  esperte bacchette di Steve Jansen.
 
Il prologo è affidato ai 7 minuti dello strumentale Big Wheels in Shanty Town dall’incedere di bolero, con un tambureggiare etnico, chitarre che si offrono a un funky appena abbozzato, cori femminili di matrice “afro” e un breve spazio, in chiusura, affidato alla voce di David Sylvian che subito dopo sostiene (con la slide guitar e i brevi interventi cool jazz al sassofono di Mick Karn) Every Colour You Are. La “title track”, piccola pennellata intimista giocata su contrappunti percussivi, introduce a Red Earth (As Summertime Ends) con un incedere orchestrale che svela un sublime assolo di chitarra acustica. Nel ritmo preciso e penetrante di Pocket Full Of Change, il canto di Sylvian si arrampica su tonalità alte e dopo la musica sospesa nell’aria di Boat’s For Burning ecco New Moon At Red Deer Wallow: brano crudo, abbagliato dal sole, pungente come le spine di un cactus, che inanella percussioni singhiozzanti e il suono deviante del clarinetto basso. A Blackwater, meravigliosa "ballad” purpurea e sincopata racchiusa nelle pastose corde vocali di Sylvian, seguono lo strumentale A Reassuringly Dull Sunday marchiato a fuoco dall’improvvisazione ambientale; Blackcrow Hits Shoe City, cavalcata chitarristica d’umore rock che si apre con un arrangiamento stile Manifesto dei Roxy Music; Scratchings On The Bible Belt, altro strumentale che cammina di nuovo lungo sentieri atmosferici; Cries And Whispers, che si lascia ammaliare da climi notturni e coinvolgenti. Complesso e fascinoso, morbido e urticante, Rain Tree Crow è sabbia cocente nel deserto, sole, pioggia, nuvole, nerofumo, albe, tramonti. È il primo e ultimo atto degli ex Japan di nuovo insieme. Da domani, si torna solisti.
 
 

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