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Cold Fact
Sixto Rodriguez
Sugar Man Single
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CoolRewind - I migliori dischi della storia del Rock: Rodriguez - Cold Fact (1970, Sussex)

di Stefano Bianchi

Umore: RIVOLUZIONARIO
 
Lui è Sixto Diaz Rodriguez, cantante/chitarrista nato nel 1942 a Detroit da genitori messicani. Nel 1969, snellendo il nome d’arte in Rodriguez, incide Cold Fact che viene pubblicato l’anno successivo. Non fa nulla per promozionarlo, tant’è che in uno “showcase” mostra dall’inizio alla fine le spalle al pubblico. Innovativo e trasversale, l’ellepì coprodotto dal tastierista Mike Theodore e dal chitarrista Dennis Coffey (mito della black music campionato dai Beastie Boys e Mos Def) è un fiasco totale in America ma stravince in Sudafrica dove in piena apartheid – narrando storie di riscatto sociale – diviene un manifesto/passaparola carico di speranza. Ma cos’ha Cold Fact di tanto speciale? Tutto. Dai rivoluzionari fermenti dell’epoca scanditi da 12 canzoni che raccontano amori ed emancipazioni per poi “cortocircuitarsi” nella cultura della droga, alla musica. Che è talmente bella da paragonare Rodriguez a Bob Dylan (per l’attitudine folk) e a Jimi Hendrix (la psichedelìa); al James Taylor degli esordi (per il talento melodico) e a José Feliciano (l’energia vocale).
 
L’incipit del disco (ristampato dalla Light In The Attic Records) è di quelli che ti lasciano lì, senza fiato: Sugar Man, s’intitola, nel 2002 ci ha pensato il produttore e “deejay” irlandese David Holmes a sdoganarla infilandola nella raccolta Come Get It I Got It ed è una ballata acustica che ti acchiappa il cuore per poi diluirsi nell’atonalità e nel riverbero psichedelìco (che ritroviamo, elettrificato dalle chitarre, nella “hendrixiana” e lisergica Only Good For Conversation). Dopodichè Rodriguez cambia decisamente registro passando da Crucify Your Mind, che caracolla fra Everybody’s Talkin’ di Harry Nilsson e Burt Bacharach, al sapido easy listening per archi e ottoni di Forget It. E il folk? Meditato e anticonformista, scandisce invece il carattere di Hate Street Dialogue e Jane S. Piddy, mentre Inner City Blues svela coloriture R&B, Gommorah (A Nursery Rhyme) è una travolgente raucedine ritmica e I Wonder sfoggia una briosa tessitura Anni ’60. Sorprende, poi, Rich Folks Hoax. Nel senso che mentre assapori il timbro vocale di Rodriguez non puoi fare a meno di pensare a Michael Stipe. Sbalordisce, infine, il documentario-biopic Searching For Sugar Man diretto da Malik Bendjelloul. Procuratevelo in dvd: scoprirete il mistero di questo sublime cantautore dimenticato, dato per morto, vagabondo a Detroit, stella del rock a Cape Town.

http://lightintheattic.net

http://sugarman.org
 

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