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Tales Of Us Cd
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Goldfrapp - Tales Of Us (Mute Records)

di Stefano Bianchi

Umore: PARADISIACO

Mettiamola così. La colpa dei Goldfrapp – duo inglese formato dalla cantante Alison Goldfrapp e dal produttore di colonne sonore e tastierista Will Gregory – è aver debuttato con un capolavoro e poi essersi masochisticamente svenduti alla “muzak”. Che ti spara alto in classifica, ma è pur sempre musicaccia. Nel 2000, con Felt Mountain, la coppia elettronica fa letteralmente impallidire la concorrenza (Massive Attack, Portishead, Tricky…) con un trip-hop tutt’altro che “dark” ma glaciale e rarefatto, con un tocco di lounge music nello stile di Ennio Morricone. Capolavoro, appunto. Ma poi, nel 2003 e nel 2005, Alison compromette Will coi modaioli Black Cherry (electropop di quart’ordine) e Supernature (glam rock da saldi di fine stagione). Tre anni dopo, per miracolo rinsaviscono e con Seventh Tree si mettono a fondere elettronica, strumenti acustici e archi. Fior di atmosfere, se confrontate con la spazzatura precedente. Ma la musica, per i Goldfrapp, è come un giro sulle montagne russe: si va su e nel 2010, con Head First, si ripiomba giù sulle note d’una volgare dance Anni ’80.

Finchè esce Tales Of Us. Lo ascolto? Non lo ascolto? L’ho ascoltato. Felt Mountain è (e sarà sempre) irraggiungibile, ma questi 10 pezzi mi restituiscono 2 grandi artisti: Alison Goldfrapp, con la sua voce a dir poco sublime; Will Gregory, con la sua ritrovata “verve” compositiva. Tales Of Us è narrazione, cinema, intimità. È uno scrigno paradisiaco di canzoni intitolate (tranne una, Stranger) con un nome proprio: Jo, Annabel, Drew, Ulla, Alvar, Thea, Simone, Laurel, Clay. 9 personaggi che diventano protagonisti di altrettante storie perlopiù ispirate al cinema di Louis Malle e Michelangelo Antonioni, ma anche alle pagine letterarie di Patricia Highsmith e Kathleen Winter. Quiete, melodie, riverberi, sussurri. Dal principio alla fine. La garanzia di “sequenze” atmosferiche e folk a loro modo uniche, rivoluzionarie. Elettronica e ritmo azzerati (fatta eccezione per Thea), pianoforte, chitarra acustica e soffuse orchestrazioni in “pole position”, fra Erik Satie e Scott Walker. Bene, bravi, speriamo nel bis.

www.mute.com

www.goldfrapp.com

Foto: © Annemarieke van Drimmelen

 


 



 

 

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