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Ready To Die Cd
Pop Williamson Asheton
Iggy and the Stooges
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Iggy and the Stooges - Ready To Die (Fat Possum)

di Stefano Bianchi

Umore: TARANTOLATO

E pensare che si era dichiarato stufo marcio «di quegli idioti guerrieri del rock che sparano musica merdosa con le chitarre». Visti i fiaschi solitari di Beat ‘Em Up (2001) e Skull Ring (2003); appurato che gli Stooges di The Weirdness (2007, con tanto di Ron e Scott Asheton alla chitarra e alla batteria) avevano fatto la figura dei fessi in confronto a quelli fine Anni ‘60 di The Stooges e Fun House, Iggy Pop sputava nel piatto dove aveva mangiato per tappare i buchi dell’ispirazione. All’improvviso l’Iguana si era scoperto lucertola: e dopo aver mandato il rock a farsi fottere, decideva di giocarsela di rimessa esaltando i timbri da “crooner” della sua voce, poco sfruttati se non in qualche pertugio di The Idiot, Lust For Life e Avenue B. Sicchè nel 2009 e nel 2012, paraculandosi soprattutto lo zoccolo duro francese, Iggy ha inciso Préliminaires ridicolizzandosi con Les Feuilles Mortes ma riscattandosi con le poesie di Michel Houellebecq; e ha proseguito con l’orrido Après: album da The Voice con dentiera alle prese con un pugno di “covers” alla vaselina: da La Vie En Rose a La Javanaise, torturando perfino Michelle dei Beatles. Senonchè fra un “evergreen” e l’altro, l’Iguana aveva perduto le squame ma non il vizio. Come se nulla fosse, d’estate, eccolo insozzarsi di nuovo col rock girando per concerti con gli Stooges. E una volta infartuato Ron Asheton (2009), ecco bell’e che pronto il sostituto: James Williamson, chitarrista nell’inimitabile proto-punk di Raw Power (1973) e cortocircuito elettrico in Kill City e New Values.

Cancellata la sigla The Stooges, ritinteggiato il marchio Iggy and the Stooges, valeva a quel punto la pena pubblicare un disco 40 anni dopo Raw Power. Dal momento che, ha sentenziato Iggy , «sono testardo e penso che una vera fottuta band possa fare grandi dischi anche quando è fottutamente vecchia». E magari anche pronta a morire. Senza pretendere, però, che Ready To Die sia il “sequel” di Raw Power. Impossibile. Altri tempi, altro rock, altra età sul groppone. Diciamo piuttosto che questi 10 pezzi divertono, non deludono (quasi) mai e comunque fanno un mazzo così a quegli idioti guerrieri del rock che sparano musica merdosa con le chitarre (repetita iuvant). Non mentono, al proposito, i “riffs” tarantolati di Burn e Job; il rock & roll vs. glam (con un orecchio ai primi New York Dolls) di Gun; l’inscalfibile muro del suono di D D’s, con quel “drumming” schiettamente punk e quel sax a incorniciare il tutto. Sassofono che si era già palesato in Sex & Money, parafrasando garage rock e rhythm & blues. In tanto e tale sbattimento di decibels, l’ugola di Iggy è sempre fulmicotone. Ma quando il rock si acquieta, eccolo il vero “crooner”: nei sublimi sussurri acustici di Unfriendly World; stile Lou Reed di Legendary Hearts (Beat That Guy); nelle inflessioni alt-country di The Departed, precedute dall'immortale “refrain” in versione acustica di I Wanna Be Your Dog.
          
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Foto: David Raccuglia
Kobaru

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