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Aladdin Sane CD
Aladdin Bowie
The Jean Genie Single
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CoolRewind - I migliori dischi della storia del Rock: David Bowie - Aladdin Sane (1973, EMI)

di Stefano Bianchi

Dedicato a Trevor Bolder (1950-2013)

Umore: A STELLE & STRISCE

Sottintendendo l’agonìa del suo “alter ego” Ziggy Stardust, il 17 gennaio 1973 David Bowie rivela alla stampa: «La mia prossima incarnazione sarà un personaggio chiamato Aladdin Sane». L’autunno precedente, durante il giro di concerti americani, aveva dato inizio alle registrazioni del sesto album. La prima della serie, The Jean Genie, si era sviluppata a Nashville e a New York. Al termine del tour, le “sessions” erano riprese a NY, ma gran parte del disco era nato nei Trident Studios di Londra con Panic In Detroit come ultimo atto. Il 13 aprile ’73, Aladdin Sane fa la sua comparsa nei negozi di dischi glorificato in copertina da un Bowie con gli occhi socchiusi e il volto solcato da una saetta, fotografato da Brian Duffy. «Ziggy in America», lo definisce la rockstar londinese. Co-prodotto insieme a Ken Scott, impeccabilmente eseguito dagli Spiders From Mars (Mick Ronson alla chitarra, Trevor Bolder al basso, Woody Woodmansey alla batteria) e dall’acrobatico pianista Mick Garson che si era aggiunto alla band nelle tappe “live” a stelle e strisce, l’ellepì mette in fila 10 titoli ognuno dei quali accoppiato a una città americana (New York per Watch That Man, Seattle-Phoenix per Drive In Saturday, Los Angeles per Cracked Actor e così via) quasi a voler sfogliare il diario di viaggio d’un Englishman in America. Bowie, del resto, aveva attraversato gli States nell’autunno ’72, in treno e in bus Greyhound, cogliendo quelle contraddizioni e quelle schizofrenie socio comportamentali che si riflettono nei testi di ogni canzone mischiati alla nostalgia per il rock’n’roll degli Anni degli ’50 e alla fascinazione per Hollywood, la rutilante mecca del cinema.

Dal punto d’ascolto prettamente rock, Aladdin Sane è più duro e grezzo di The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars. Se là il rock era sì appuntito ma insieme raffinato, qui è spontaneamente sporco e “rollingstoniano”: in Watch That Man (che il critico musicale Nicholas Pegg ha paragonato a Brown Sugar); nella “cover” muscolare di Let’s Spend The Night Together (pezzo fra i più efficaci del repertorio firmato Jagger & Richards nonché preludio a Pin Ups, l’album di sole rivisitazioni che uscirà a fine ‘73); nel “riff” di Panic In Detroit, che ricorda Sympathy For The Devil; nel sanguigno impatto di The Jean Genie (dedicata a Iggy Pop e forse a Jean Genet). E il glam dell'ambiguo/alieno Ziggy Stardust? Fra questi solchi si fa ancora più “camp”: vedi la guizzante, incipriata Cracked Actor; The Prettiest Star, in perfetto stile music hall; la teatrale Drive In Saturday, con tanto di coretti doo-wop; la seducente Lady Grinning Soul, coi suoi latineggianti romanticismi e il tocco inaspettato di flamenco della chitarra di Mick Ronson. Fra le innumerevoli virtù di questo disco, ci sono 2 autentici capolavori: l’inestimabile Aladdin Sane ispirata al racconto Vile Bodies scritto da Evelyn Waugh nel 1930 e scandita dal torrenziale assolo pianistico di Mike Garson, con un orecchio alla Rhapsody In Blue di George Gershwin e il cervello sintonizzato su dissonanze jazz; la melodrammatica Time, tanto coinvolgente da sembrare/essere “brechtiana”.

www.emimusic.com

www.davidbowie.com

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