Coolmag - music

The Big Heat
Stan Ridgway
Salesman
home - music




CoolRewind - I migliori dischi della storia del Rock: Stan Ridgway - The Big Heat (1985, I.R.S.)

di Stefano Boschetto

Umore: CHANDLERIANO

Erano quasi le undici di una mattina di mezzo ottobre, senza sole e con una minaccia di pioggia torrenziale nell'aria troppo tersa sopra le colline. Portavo il mio completo color carta da zucchero, con camicia, cravatta e fazzolettino blu scuro, scarpe nere e calze nere di lana, con ‘baghette’ blu scuro. Ero ordinato, pulito, ben raso e compassato, e non mi importava che lo si notasse. Sembravo il figurino dell'investigatore privato elegante. Avevo appuntamento con quattro milioni di dollari” (Raymond Chandler, Il Grande Sonno, 1939). Più di mezzo secolo separa il romanziere giallo/poliziesco da Stan Ridgway. Uno spazio temporale interminabile, che riesce magicamente a colmarsi nei 45 minuti di The Big Heat. Dal Grande Sonno al Grande Caldo, ecco le 10 tracce più “hard boiled” e cinematografiche dei tanto discussi Anni ‘80. Terminata nell’83 l’avventura di leader nei Wall of Voodoo con l’apparizione allo US Festival, il grande quanto sottovalutato cantautore californiano si concentra sulla carriera solista.

Con Stewart Copeland dei Police compone Don’t Box Me In per la colonna sonora del film Rumble Fish, interpretando al meglio le atmosfere in bianco e nero che fanno da sfondo alla “gang war” narrata da Francis Ford Coppola e facendo già intravedere il miracolo di The Big Heat (chiaro il riferimento all’omonimo film di Fritz Lang girato nel ’53), alchimìa di suoni sapientemente shakerati dove le atmosfere “noir” si stemperano con l’elettronica, l’amore per Johnny Cash e la passione per Ennio Morricone. Il caratteristico timbro di voce adenoidale di Ridgway scandisce il ritmo della “title track” contrappuntato da un’armonica che arriva dal deserto del Mohave e dalle suggestioni "western" di John Ford, mentre la notturna ed evocativa Walkin’ Home Alone ci trasporta nella Los Angeles fumosa di L. A. Confidential, la straordinaria e tesa Drive She Said è un mini poliziesco di 4 minuti con una ritmica serrata e Salesman racconta l’ennesima storia di disillusione americana delle “small towns” e delle “blue highways” sfoggiando echi vicinissimi all’album Nebraska di Bruce Springsteen. In un susseguirsi di immagini, “drum machines”, schegge di Peter Gabriel e ritmi dissonanti ecco il country epico di Camouflage, mentre Stan focalizza un reduce dal Vietnam pagando dazio alla sporca guerra e alle ferite ancora aperte nel ventre molle dell’America Reaganiana e lo strumentale Rio Greyhound chiude il disco in maniera sapientemente “desertica”. The Big Heat è stato rieditato nel 2012 con l’aggiunta di 4 “bonus tracks” fra cui spicca Nadine, bollente rhythm & blues con tanto di fiati stile Stax che conferma l’eclettismo di Stan Ridgway, eroe di culto che i veri appassionati non potranno mai dimenticare.

www.irsrecords.net

www.stanridgway.com

stampa

coolmag