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Come Home To Mama Cd
Martha Wainwright
Martha Wainwright & Yuka Honda
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Martha Wainwright - Come Home To Mama (V2)

di Stefano Bianchi

Umore: RINATO

Come Rufus (suo fratello) Martha Wainwright è istrionica, visionaria, immaginifica. D’altronde, buon sangue non mente: entrambi sono figli dei compositori e cantanti folk Loudon Wainwright III e Kate McGarrigle. Dopo aver fatto la corista per il narcisissimo brother e collaborato saltuariamente coi genitori, debutta nel 2005 con l'album Martha Wainwright e nel 2008 incide I Know You're Married But I've Got Feelings Too inanellando sue canzoni e 2 “covers”: See Emily Play (Pink Floyd) e Love Is A Stranger (Eurythmics). Il nuovo Come Home To Mama, registrato a New York nell’”home studio” di Sean Lennon e prodotto dalla ex Cibo Matto Yuka Honda, è invece una toccante riflessione sulla morte della madre vista attraverso il prisma di una nuova nascita: «La perdita di Kate, 3 anni fa, ha ispirato quasi tutte le mie nuove canzoni», ha dichiarato la cantautrice americana d’origine e canadese d’adozione. «Ma nell’ultimo brano del disco, Everything Wrong, ho affrontato per la prima volta il tema della maternità: un enorme cambiamento, un’esperienza meravigliosa. Senza Arcangelo, il mio primogenito, sarebbe stato tutto molto più difficile. Come Home To Mama, ne sono certa, è l’inizio di una nuova vita».

Offrendoci cromatismi vocali che spesso rimandano a Kate Bush e Tori Amos, Martha mostra coraggio nell’oscillare fra psichedelìa e acid rock (l’iniziale I Am Sorry). In quanto ad arrangiamenti, Can You Believe It ricorda i folkeggianti Talking Heads di Little Creatures e I Wanna Make An Arrest il David Byrne più schizzato. L’”electronic touch” di Yuka Honda è invece cosa buona e giusta nella cantilenante, magnifica Leave Behind che si snoda come un valzer giocato sul trip-hop; nell’eccentrico minuetto di Four Black Sheep, con tanto di glacialità alla Kratfwerk; nell’avvolgente, purpurea melodia di All Your Clothes, con quel sapiente non so che di Peter Gabriel. Il contrasto fra dolore lacerante e voglia di rinascita che si percepisce in tutto il disco, produce momenti di grande tensione emotiva come Proserpina, “ballad” operistica per voce e pianoforte composta da Kate McGarrigle poco prima di morire e ispirata alla figura mitologica della dea contesa fra Plutone e la madre Cerere, fra la Terra e il Regno degli Inferi; l’intensa e teatrale Some People; la solenne, temperamentale Everything Wrong. E se il piglio funky di Radio Star (che quando meno te l’aspetti scivola nel blues per poi funkeggiar di nuovo, ubriacante) riesce addirittura a farmi muovere il piede a tempo, significa che Martha Wainwright è riuscita a confezionare un signor disco: sincero, mai banale, tantomeno stucchevole.

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www.marthawainwright.com

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