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Sunken Condos CD
Donald Fagen on stage
I'm Not The Same Without You Single
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Donald Fagen - Sunken Condos (Reprise/WEA)

di Stefano Bianchi

Umore: COOLEST

Ogni volta che esce un suo album (col contagocce: solo 4 in 30 anni, incluso il qui presente Sunken Condos) lo metabolizzo, riscopro il gusto pieno della vita e tutti gli altri dischi mi paiono scoloriti, asfittici, senza nerbo. Forse continuo a farmi influenzare da The Nightfly, che Donald Fagen incise nel 1982 dopo la lunga avventura vissuta con Walter Becker negli Steely Dan (ripresa in grande stile nel 2000 e nel 2003 con Two Against Nature e Everything Must Go). Già, quel disco che ancora oggi mi viene da dirgli grazie di esistere. Poi sono arrivati Kamakiriad (’93), sfida titanica con se stesso e “must” dal punto di vista tecnico, e il sincopatissimo Morph The Cat (2006). L’uno e l’altro, non hanno fatto altro che rispettare il “copyright”, il lessico “fageniano” del poliritmo "jazzy", del ghiribizzo pop e della non-novità, giacchè il fuoriclasse del New Jersey non ha mai avuto bisogno di dimostrare nulla a nessuno. Idem per quanto riguarda Sunken Condos: album impeccabile come gli altri, senza tempo, prodigo di sfumature da cogliere ascolto dopo ascolto. Fagen, “as usual”, s’è affidato a un’ottima squadra di musicisti fra cui spiccano John Herington (primo chitarrista degli Steely Dan), il bassista Freddie Washington, l’armonicista William Gallison (che tanto ricorda Toots Thielemans) e il trombettista Michael Leonarth che oltre ad aver co-prodotto il disco suona la batteria sotto lo pseudonimo di Earl Cooke Jr.

Se c’è una differenza tra Sunken Condos e in particolare Morph The Cat è il maggior “groove”, la schietta “negritudine”, l’energia. Slinky Thing e I’m Not The Same Without You, fior di funky trascinati dal basso, mettono in vetrina maiuscole entrate dei fiati, perfetti dosaggi dei cori, uno strepitoso assolo di chitarra (il primo pezzo) e acrobatici virtuosismi d’armonica (il secondo). Swingante e caracollante è Memorabilia, col tocco in più d’una tromba suonata in sordina, mentre Weather In My Head punta dritto al blues facendo dialogare chitarra (stile Eric Clapton) e ottoni. Jazzata, imprevedibile, contagiosa, The New Breed è l’anticamera ideale di Out Of The Ghetto (rivisitazione del brano di Isaac Hayes datato ‘78): nervosa, scattante, con un efficace violino/veleno sulla coda. E se Miss Marlene è un nostalgico tuffo nel passato di The Nightfly e Good Stuff è funk senza compromessi con la chitarra “wah-wah” alla maniera di Shaft e certi fraseggi che ricordano Frank Zappa, Planet D’Rhonda è una morbida carezza con funambolico assolo chitarristico sull’acidulo finale.

www.warnerbrosrecords.com

www.donaldfagen.com

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