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Shifty Adventures In Nookie Wood Cd
John Cale by Shawn Brackbill
BlackAcetate Cd
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John Cale - Shifty Adventures In Nookie Wood (Double Six)

di Stefano Bianchi

Umore: STRATEGICO

In mezzo secolo (Velvet Underground inclusi) John Cale s’è cucito addosso con la sua viola e il suo pianoforte suoni caustici e slabbrati declinando di volta in volta avanguardia, sinfonie, rock, pop. «Voglio essere un compositore vivente, non un catalogatore d’anime morte», dichiarò nei Sixties dopo aver sperimentato col quasi omonimo John Cage e La Monte Young. Detto e fatto. In carriera – al compositore classico che un bel giorno s’è accorto di apprezzare il rock’n’roll – è  successo di mutare innumerevoli volte pelle: transitando dal folk psichedelico (Vintage Violence), al romanticismo (The Academy In Peril); dal decadentismo (Paris 1919), all’art rock (la trilogia Fear, Slow Dazzle, Helen Of Troy); dal minimalismo (Music For A New Society), al pop cerebrale (Walking On Locusts). All’ultimo album inciso in studio (blackAcetate del 2005), ha fatto seguire nel 2007 Circus Live che gli ha dato l’opportunità di tracciare un bilancio dei suoi folli colpi di genio.

La ripartenza l’ha invece vissuta nel suo studio di registrazione a Los Angeles picchiando come un ossesso sui tasti del piano, sublimando dolci e acidule trame di viola, lasciando urlare le chitarre e sbuffare i sintetizzatori. Con pazienza certosina, ha atteso che ogni canzone prendesse forma. Insieme al chitarrista Dustin Boyer, al bassista Joey Maramba e al batterista Michael Jerome Moore; cogliendo al volo l’improvvisata “session” col polistrumentista Danger Mouse che ha fruttato I Wanna Talk 2 U (ballata dalle sbavature funky), John Cale ha strutturato Shifty Adventures In Nookie Wood come un’”isola che non c’è”: lastricata dal 70enne Peter Pan di suoni muscolari (Scotland Yard), ritmi apocalittici e improvvise orecchiabilità (Hemingway), musiche etno/stranianti (Vampire Cafe). Se il Cale più lunatico e contraddittorio marchia a fuoco il sadico imbroglio di Living With You (prima pop romantico, poi rock centrifugato), nonché la granulosa melodia di Face To The Sky, il singhiozzante blues elettronico di Nookie Wood, l’ubriacante technomusic di December Rains e Mothra, quello più sereno e ben disposto si mette a sciorinare il delicato romanticismo di Mary, il passo felpato e le atmosfere celestiali di Midnight Feast, la nitidezza melodica e l’evanescenza sonora di Sandman (Flying Dutchman) che si rispecchia in certe gemme incise negli Anni ‘70, Cable Hogue e Ship Of Fools su tutte. Questo è un album che depista. Eppure, non potrete più farne a meno.

www.doublesixrecords.com

www.john-cale.com

Foto: © Shawn Brackbill

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