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Bruce Springsteen Photo 1982
Visions Of Nebraska
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CoolRewind - I migliori dischi della storia del Rock: Bruce Springsteen - Nebraska (1982, Columbia)

di Stefano Boschetto

Umore: GRIGIO (COME LA VITA) & ROSSO (COME SANGUE E PASSIONE)

«Ieri Ronald Reagan ha pronunciato il mio nome. Sto cercando di capire qual è il suo album preferito. Non credo sia Nebraska». Colts Neck, New Jersey, 1982. In perfetta solitudine, dopo fughe in automobile alla ricerca della terra promessa, amori finiti sul retro di una Chevy del ‘54, strade infuocate e nati per correre, un rocker di 32 anni è alla completa ricerca di se stesso. Per potersi dare una risposta, Bruce Springsteen si rivolge alla moltitudine di disperati che popolano quelle strade secondarie dove le tenebre sembrano non svanire alle prime luci dell'alba. Abbandonato del tutto il gioioso omaggio al Rock’n'Roll di Elvis Presley e Chuck Berry che caratterizzava in buona parte The River (Stolen Car faceva già presagire l’immediato futuro), Nebraska svolta verso un suono minimale e cupo scandito dalla chitarra (acustica e in minima parte elettrica) che non sarà possibile riprodurre in studio con la E Street Band e soprattutto con lo stesso "pathos". Registrato con un 4 piste Teac (Tascam 144), l'album ritrae l'America più oscura e dimenticata dove i personaggi naufragano in quel "gap" fra realtà e sogni, tema centrale da qui in avanti nei testi del Boss. Preponderante l’influsso della scrittrice Flannery O’Connor e in particolare del suo racconto A Good Man Is Hard To Find, dove la forza distruttiva del male rende imprevedibile l’evolversi degli eventi, così come la striscia di 11 persone freddate in 8 giorni di pura follia omicida da Charles Starkweather e Caril Ann Fugate, tra Wyoming e Nebraska nel lontano ‘58.
 
Quest'ultima storia, narrata nel film Badlands – La rabbia giovane diretto nel '73 da Terrence Malick, ispira la "title track" scandita dalla chitarra acustica di Bruce che con voce piatta accompagna la fuga senza speranza di Kit e Holly. Atlantic City, invece, pulsa rock declinando una storia di malavita sul "boardwalk" del New Jersey, mentre Johnny 99 è una fucilata hillbilly contro la “giustizia” americana e Highway Patrolman, con la storia di Joe Roberts e del fratello separati da opposte scelte di vita ispirerà The Indian Runner, film del '91 prodotto da Sean Penn. Con il suono minimal-ripetitivo e il cantato privo d'emozioni del loro disco d'esordio, Alan Vega e i Suicide ispirano Open All Night ma soprattutto State Trooper, resa egregiamente dal vivo sia con la E Street Band sia nel Devils and Dust Tour che chiudeva ogni "performance" con una sorprendente Dream Baby Dream (proprio dei Suicide). Spietato, asciutto, in 10 tracce Bruce spazza via la certezza del Sogno Americano così come fanno i tergicristalli del parabrezza con la neve, sulla celebre copertina in bianco e nero di David Michael Kennedy. La redenzione finale, sempre presente nelle tematiche di Springsteen, non è invitata a questa "danse macabre" fra gli spettri dell’America profonda. E Reason To Believe ne rappresenta la degna conclusione: "Ho visto un uomo vegliare un cane morto che giace in un fossato nei pressi dell’autostrada. Ha l’aria piuttosto perplessa, picchietta il cane con un bastoncino, tiene spalancato lo sportello della macchina lungo l’Highway 31. Come se restando lì, quel cane possa rialzarsi e correre. Mi ha colpito, è piuttosto buffo, mi sembra abbastanza buffo. Eppure, alla fine di ogni santo giorno, la gente trova ancora qualche ragione per credere...".
 
Vi segnalo i 2 libri pubblicati nel trentennale del disco:
 
Leonardo Colombati, Bruce Springsteen. Nebraska, Sironi Editore, € 12
 
David Burke, Heart Of Darkness: Bruce Springsteen's Nebraska, Cherry Red Books, £ 14.99
 
 

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