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Mid Air
Paul Buchanan
A Walk Across The Rooftops The Blue Nile
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Paul Buchanan - Mid Air (Newsroom Records)

di Stefano Bianchi

Umore: FANTASMATICO

Ripenso con un po’ di nostalgia a un disco del 1983: A Walk Across The Rooftops dei Blue Nile. Grumo di stati d’animo anziché il solito pop, la voce di Paul Buchanan che mi colpiva al cuore come pura magia. Non ho mai smesso di amarlo profondamente, quell’album, perché è diafano, malinconico, essenziale. Né rinuncerei per tutto l’oro del mondo agli altri 3, fascinosi e intimisti dischi della band scozzese che oltre a Buchanan comprendeva Robert Bell e Paul Joseph Moore. 6 anni dopo A Walk Across The Rooftops è uscito Hats, 7 anni ed è stata la volta di Peace At Last, altrettanti ed è arrivato High. Una carriera lunga 21 anni concentrata in un poker di dischi. Una miseria. Ma i Blue Nile, prima di sciogliersi, hanno aprioristicamente rinunciato ad apparire e inflazionarsi, riducendo pressochè a zero le apparizioni dal vivo e centellinando senza compromessi i loro capolavori discografici. Sì, tutti e 4, impreziositi da canzoni senza tempo: da Tinseltown In The Rain a Easter Parade, passando per Let’s Go Out Tonight e The Downtown Lights.

Dal 2004, Paul Buchanan s’è dato alla macchia ben felice che nessuno si sia minimamente preoccupato di cercarlo. Ma ora, come un fulmine a ciel sereno, l’eremita di Edimburgo è inaspettatamente ricomparso sulle scene portandosi addosso tutti i suoi smagriti 56 anni e un talento bisognoso d’essere (ri)testato. Sarà come prima? Diverso? Uno zero assoluto, senza Blue Nile?, mi sono chiesto preparandomi ad ascoltare Mid Air. Orchestrato da solo: voce, pianoforte, tastiere elettroniche. Meglio solo che male accompagnato, deve aver ragionato il fantasmatico artista. Se il risultato è questo, beata solitudine. Mid Air, infatti, distilla grandi canzoni solitarie che sono brevi come “frames” fotografici: armonie d’una semplicità disarmante (la “title track” e poi Half The World, Cars In The Garden e Wedding Party, che ricorda il primissimo Tom Waits) dove il canto si fa sussurro, languida carezza. La struggente I Remember You, invece, si specchia nel suono lontano di una tromba mentre Buy A Motor Car è un incantevole flusso romantico fatto d’archi pizzicati e rapidi, atmosferici “blitz” del sintetizzatore. È malleabile, la voce di Buchanan, quando in Two Children si trasforma da bisbiglio in luce improvvisa per poi condividere con Erik Satie e Claude Debussy le atmosfere di My True Country, Tuesday e Summer’s On Its Way. E come sono belle e ammalianti le orchestrazioni di Fin De Siècle, preludio della conclusiva After Dark, incantevole “torch song” giocata sul filo della rarefazione sonora nell’attesa che la luce del nuovo giorno interrompa la malinconia della notte.

www.paulbuchanan.com

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