Coolmag - music

Dr. Dee Cd
Damon Albarn uno
Damon albarn due
home - music




Damon Albarn - Dr. Dee (Parlophone/EMI)

di Stefano Bianchi

Umore: MISTICO

Eccome se ha dimostrato di saper gestire ecletticamente il dopo Blur. Transitando con la sua voce calda e pastosa da un gruppo a un album solista, da una colonna sonora a un altro progetto ancora. Damon Albarn ha più volte collaborato coi Gorillaz, s’è dato all’etnico (Mali Music), è apparso nella “soundtrack” di Trainspotting con lo strumentale Closet Romantic, ha dato vita ai The Good, The Bad & The Queen e poi ai Rocket Juice & The Moon… E così via, un po’ arrogante, non proprio un pozzo di simpatia, ma curioso di musiche e di stili, bravo a comporre, proporre, disporre. Il poliedrico Albarn, l’anno scorso ha messo in scena a Manchester l’opera Doctor Dee. Progetto ambizioso, che pareva destinato a vivere e a consumarsi sui palcoscenici teatrali e invece s’è tradotto in «un disco pieno di strane canzoni folk pastorali», ha puntualizzato l’autore riferendosi all’album Dr. Dee dedicato al londinese John Dee (1527-1608), eccentrico matematico, astronomo, astrologo e occultista alla corte di Elisabetta I. Colui che, a un certo punto della vita, si avvicinò al soprannaturale cercando con la sfera di cristallo un contatto con gli angeli.

Dr. Dee è un disco pieno di coraggio, a tratti complicato, che svela il “misticismo” di Damon Albarn: lontano ormai anni luce dal Britpop dei Blur e dall’hip-hop fantascientifico dei Gorillaz, complice di una musica che prende vita in modo volutamente confuso e atonale, dopo un cinguettìo d’uccelli e un rintocco di campane (The Golden Dawn), per poi imboccare mille rivoli diversi: il folk bucolico di Apple Carts (con la voce che riecheggia Peter Gabriel e il primissimo David Bowie), il rigore gotico di Oh Spirit, Animate Us e di A Man Of England, l’inaspettata tenerezza di Saturn, l’enfasi corale di Coronation e Tree Of Beauty, la pop music fragile e ammaliatrice di The Marvelous Dream, l’energia percussiva di Preparation e 9 Point Star, il bislacco “divertissement” di Watching The Fire That Waltzed Away, i delicati arpeggi di Moon (Interlude), le languide melodie di Cathedrals e della conclusiva The Dancing King. Si vocifera che Damon Albarn non sia più lo stesso, dopo questa esperienza. Che preferisca darsi alla poesia, piuttosto che riprendere a comporre musica. In contemporanea, però, sembra stia armeggiando con un paio di sintetizzatori russi per vedere l’effetto che fa. L’unica certezza è sabato 12 agosto, quando riunirà i Blur per il concerto all’Hyde Park di Londra che chiuderà le Olimpiadi. Dopodichè, per il grande eclettico, potrebbe succedere tutto (e il contrario di tutto).

www.parlophone.co.uk
 
http://dr-dee.info 

stampa

coolmag