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How Do You Do Cd
Mayer Hawthorne
A Strange Arrangement Cd
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Mayer Hawthorne - How Do You Do (Universal/Good Ones)

di Stefano Bianchi

Umore: BLACK & WHITE

L’ho visto in tivù, al David Letterman Show. Di rosso vestito, cravattino scozzese, plasticosi occhialoni, s'è messo a intonare uno scintillante rhythm & blues intitolato The Walk che correva lungo i binari del Motown Sound Anni ’60. Alle sue spalle, una ciondolante band altrettanto rossa e una robusta sezione fiati. Incuriosito, ho deciso di conoscere meglio quest’incrocio fra un “nerd” e il primo Elvis Costello. Si chiama Andrew Mayer Cohen, in arte Mayer Hawthorne (da Hawthorne Road, la strada dov’è cresciuto), è nato nel 1979 ad Ann Arbor, canta, è multistrumentista, scrive canzoni, le arrangia, produce dischi, ogni tanto fa il disc jockey sotto la sigla Haircut e quando capita il rapper. Il suo ricordo più vivido: papà che sta guidando appena fuori Detroit, sintonizza l’autoradio sulle stazioni soul e jazz e lui che ascolta quel bendidìo di note che lo faranno via via innamorare di Smokey Robinson, Curtis Mayfield, Isaac Hayes, Leroy Hutson, Barry White e del leggendario trio di compositori Holland–Dozier–Holland.

Nel 2009 Mayer Hawthorne ha debuttato con A Strange Arrangement, disco che i critici americani hanno etichettato come “retro soul”. Lui, però, continua a fare spallucce all’idea di dover adattare il proprio repertorio ai “good old days” della black music. Preferisce, semmai, creare i presupposti sonori per un’orecchiabile, trascinante sequenza di “new good days”. How Do You Do testimonia che Hawthorne non farà mai parte di un “trend” preconfezionato. D’accordo: rimangono tracce di quel suono Motown che griffava il disco d’esordio (nel rhythm & blues copiosamente “vintage” di Stick Around, Hooked e You Called Me), ma qui la succosa polpa è perlopiù una musica che affonda le radici nel pop californiano e nel repertorio di gruppi fusion come Chicago e Steely Dan. Proprio a questi ultimi rende ossequioso omaggio il brano A Long Time, che s’ispira senza mezze misure a un loro pezzo da novanta: Hey Nineteen. Gli intrecci vocali di Dreaming, invece, fanno rima con la surf music dei Beach Boys, mentre l’hip-hop in punta di piedi di Can’t Stop viene abilmente condiviso col rapper Snoop Dogg e The News è pura imprevedibilità cabarettistica. E le dolcezze guancia a guancia di You’re Not Ready, il ritmo felpato di Get To Know You che oscilla fra Barry White e Marvin Gaye, il blue-eyed soul di Finally Falling e No Strings orchestrata alla maniera di Daryl Hall & John Oates, non fanno che confermare l’eclettismo dell’ambizioso occhialuto del Michigan. Proceda pure così, la strada è quella giusta.

www.mayerhawthorne.com

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