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Paul Weller - Sonik Kicks (Island/Cooperative Music)

di Cosimo Calogiuri

Umore: TAGLIENTE

Tenendo fede a The Changingman, il pezzo più conosciuto della sua carriera solista, Paul Weller si presenta con Sonik Kicks affrontando un “sound” decisamente inaspettato e piuttosto lontano dalla “forma canzone”. Weller approfondisce il discorso inaugurato con l’album precedente, Wake Up The Nation (2010): canzoni lampo, melodie appena accennate che evaporano appena prendono piede, suoni secchi e taglienti, rumoristica ed effetti distorsivi (responsabile del magma sonoro è ancora una volta Simon Dine). Come mi ha confermato nell'incontro milanese del 17 febbraio scorso, il Modfather si è presentato in sala d’incisione senza canzoni ben precise e senza spiegare alla band come voleva fossero suonate, facendo in modo che la sua musica si contaminasse con le idee dei musicisti: il fedele chitarrista Steve Cradock, che per l’occasione ha suonato prevalentemente la batteria; Graham Coxon dei Blur, chitarrista per la prima volta alle prese con le tastiere; l’ex Oasis Noel Gallagher, assiduo partecipante alle “sessions” di registrazione. Non pensate a Sonik Kicks come a un Wake Up The Nation 2. Benchè ci siano punti di contatto fra le incisioni, il nuovo album ci offre una musicalità di gran lunga superiore, un suono più arioso e meno ragionieristico, un utilizzo meno ossessivo della chitarra elettrica in senso classico per dare spazio a distorsioni ed effetti assortiti facilmente scambiabili per tastiere e sintetizzatori.

Che Paul Weller si confermi aperto a ogni ispirazione musicale, disposto a confrontarsi con suoni e stili, lo si comprende sin dal primo brano, Green, intriso d’atmosfere krautrock stile Neu, gruppo fondamentale della scena tedesca Anni ‘70 cui devono molto dischi come Low, Heroes e Lodger di David Bowie e Brian Eno. Non a caso, Weller mi ha confidato la fascinazione per la cosiddetta “trilogia berlinese” del Duca Bianco. Si prosegue con The Attic: veloce, stringata, quasi ballabile, con una sezione d'archi di “stylecounciliana” memoria e il mio cuore che sobbalza. Kling I Klang, carica di echi ed effetti, fischiettabile e ariosa, è forse il pezzo più “welleriano” in senso stretto mentre Sleep Of The Serene, strumentale di 2 minuti, fa convivere sezione d'archi e sintetizzatori (o chitarre sintetizzate, fate voi). In By The Waters, con chitarra acustica e sezione d'archi, Weller rende ideale omaggio a uno degli artisti da lui più amati, il mai abbastanza valorizzato Nick Drake. E anche That Dangerous Age ci ricorda che i vecchi amori non se li è certo dimenticati: la black music, infatti, è sempre ben presente e non sfigurerebbe in un disco del grande Curtis Mayfield. Study In Blue, impregnata d’atmosfere dub & reggae, viene cantata insieme alla giovane moglie Hanna Andrews; Dragonfly è una gemma spaziale; Around The Lake sfoggia nuovamente un krautrock veloce e spigoloso; Paperchase è influenzata dalla morte di Amy Winehouse (ripensando ai suoi “drinking years”, Paul mi ha dichiarato di essere sobrio da almeno 1 anno e mezzo. E nella conclusiva Be Happy Children, perde quel "distacco dalle emozioni" esibito negli ultimi 2 dischi e si mette a cantare col calore d’un tempo accompagnato ai cori da 2 dei suoi figli. A 54 anni, Weller si è ripresentato ai fans carico di voglia di stupire. Dichiarandosi immerso nel presente, ma con uno sguardo ben rivolto al futuro. Sonik Kicks, insomma, ci consegna un artista che non ha certo intenzione di dormire sugli allori. La sua vena creativa, vivaddio, è ben lungi dall'esaurirsi.

www.cooperativemusic.com

www.paulweller.com

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