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Kisses On The Bottom CD
Paul by Mary McCartney
Kisses On The Bottom Photo
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Paul McCartney - Kisses On The Bottom (Universal)

di Stefano Bianchi

Umore: VINTAGE

Paul McCartney torna bambino. 5 anni dopo Memory Almost Full, l’ex Beatles non si rifà vivo con un bel disco d’inediti ma esce con Kisses On The Bottom, brillantinato omaggio al jazz americano della prima metà del secolo scorso. Un tesoretto di 12 impeccabili rivisitazioni di quei classici che «rappresentano la musica con cui sono cresciuto. Le canzoni che mio padre Jim ascoltava alla radio quand’ero piccolo», ha sottolineato. Aggiungendo: «Sono i brani che hanno ispirato me e John Lennon quando scrivevamo i nostri. Ancora oggi, quando compongo le mie canzoni, li ascolto rendendomi conto di quanto siano ben strutturati». Era da un sacco di tempo che il Macca sognava di schioccare questi “baci sul sedere” in bianco e nero. Ma ogni volta, in termini prettamente “vintage”, c’era qualcuno che lo coglieva in contropiede: Rod Stewart con i suoi 5 Great American Songbooks, Bryan Ferry con As Time Goes By e Robbie Williams con Swing When You’re Winning… per non dire del primo in assoluto, Ringo Starr, che nel 1970 debuttò da solista con Sentimental Journey sbizzarrendosi fra Louis Armstrong, Fred Astaire, Doris Day e compagnia swingante. Alla fine, è stato il produttore Tommy LiPuma (già al fianco di Miles Davis, Al Jarreau e Barbra Streisand) a fargli decidere di coronarlo, quel sogno inzuppato di nostalgia. E lui, arruolati la pianista Diana Krall con il suo gruppo e il chitarrista John Clayton, s’è messo a rovistare nel baule dei ricordi alla ricerca di quegli “standards” che senza dubbio influenzarono la patina “rétro” di gioielli beatlesiani tipo Michelle e Honey Pie.

Così, raffinato e suadente come non mai, ha riscoperto I’m Gonna Sit Right Down And Write Myself A Letter, lo swing che Fats Waller cantò nel ‘35; rilanciato Home (When Shadows Fall) del ’31, portata al successo nel ‘64 da Sam Cooke, nonché It’s Only A Paper Moon, la “popular song” del ’33 mitizzata da Ella Fitzgerald e Nat King Cole. Frank Sinatra, invece, viene appassionatamente citato con We Three (My Echo, My Shadow And Me), Benny Goodman con The Glory Of Love (’36) e il musical Guys And Dolls (’55) nella disarmante dolcezza di More I Cannot Wish You. E anche le uniche 2 canzoni composte da McCartney sembrano appartenere a un’altra epoca: My Valentine, ad alto tasso di romanticismo, è tutta racchiusa nei ricami della chitarra di Eric Clapton; Only Our Hearts, sublime nella melodia orchestrale, culmina nell’assolo d’armonica di Stevie Wonder. «Questo è un disco da ascoltare davanti a un bicchiere di vino o a una tazza di tè», ha consigliato spassionatamente Sir Paul, «una volta tornati a casa dopo una giornata di lavoro». Provare per credere. Funziona.

http://www2.concordmusicgroup.com/labels/hear-music/

www.paulmccartney.com

Foto: Mary McCartney © MPL Communications Ltd.

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