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Talking Heads - Chronology (Eagle Vision)

di Stefano Bianchi

Umore: EUFORICO

È una goduria vederli e ascoltarli quand’erano pischelli, i Talking Heads. Impacciati, in bianco e nero, ripresi amatorialmente dalle telecamere nelle tane newyorkesi del CBGB e del Kitchen. 1975 e ’76: debuttano dal vivo in 3, le Teste Parlanti. David Byrne, occhi come palline da ping pong, se ne sta impietrito a un soffio dal microfono prendendo in ostaggio la chitarra elettrica. Anche Tina Weymouth, al basso, non muove un muscolo. Chris Frantz, alla batteria, somiglia a un “nerd” un po’ secchione. Danno l’idea di volersela dare a gambe da un momento all’altro, i “mezzibusti”: eppure mettono in fila With Our Love, I’m Not In Love, Psycho Killer e The Girls Want To Be With The Girls sfoderando suoni secchi, guizzanti e imperativi, col canto di Byrne che punge come uno spillo e poi sussulta e singhiozza. Chronology, DVD fra i più belli di sempre, comincia così e macina 109 minuti mettendo in chiaro che i Talking Heads (anche i primi, pesci fuor d’acqua ma concetratissimi, che si fanno coraggio sul palco) sono stati un fior di “live band” e non solo uno straordinario gingillo da studio. «Avevo già visto la gran parte dei filmati», ha spiegato Byrne, compilatore di tutto questo ben di dio, «rendendomi conto che era possibile scorgerci un’interessante cronologia delle nostre varie incarnazioni. Guardando i video in sequenza, si può capire cos’era successo prima e scorgere indizi di ciò che sarebbe accaduto poi. Ogni tanto siamo vestiti in modo improponibile, altre volte abbiamo un look che anticipa i tempi. Ma soprattutto, quel che si ricava dalla visione è la nostra compattezza».

Rilegato a libro con fotografie inedite, la recensione-fiume dell’ellepì Fear Of Music che Lester Bangs scrisse nel ’79 sul Village Voice e un bell’extra come il documentario South Bank Show girato nel ’79, Chronology si spinge fino al 2002 quando i Talking Heads si riuniscono ed eseguono Life During Wartime alla Rock And Roll Hall of Fame di New York. La polpa del DVD, però, va dal ’75 all’83: dopo Speaking In Tongues, cioè, la “routine” (seppur pregevole) è diventata regola. I Talking Heads più veri, in concerto come in studio, sono quelli di ’77, More Songs About Building And Food, Fear Of Music, Remain In Light e Speaking In Tongues. Quelli che da 3 sono diventati 4 (con Jerry Harrison, ex Modern Lovers, un po’ alle tastiere e un po’ alla chitarra) e via via sempre di più con l’aggiunta di Adrian Belew (chitarra), Busta Jones (basso), Bernie Worrell (tastiere), Steven Scales (percussioni)… Quelli che srotolano il funk di Crosseyed And Painless, nell’80, al Capitol Theatre di Passaic, e ti viene un tuffo al cuore; sciorinano magistralmente Love Building On Fire (’82, US Festival, San Bernardino), Cities (’82, Montreaux Jazz Festival), Burning Down The House (’83, Late Night with Dave Letterman) e non riesci proprio a star fermo. Alla fine, capisci perché di gruppi così non se ne fabbricano più.

www.eagle-rock.com

www.talking-heads.nl

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