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Cineteca Meccanica - Deviazioni (Danze Moderne)

di Stefano Boschetto

Umore: ELETTRO-ROCK

Anni '80, Paninari, Milano da Bere di Craxiana memoria, Yuppies, New Wave. Verso la fine di quel decennio contraddittorio, il cantante e poeta Davide “Kobra” De Santis inizia ad affacciarsi sulla scena “underground” con progetti musicali che passano disinvoltamente dalla new wave (Maschere), alle sonorità elettro-industriali (Der Blaue Reiter), fino al garage-punk (U-Bahn Enfants). Grazie a queste esperienze e all'amore “dichiarato” per la Berlino artistica dal cuore ancora spezzato dal Muro, nascono nel 2009 i Cineteca Meccanica dove i testi oscuri di Davide prendono vita sulle basi musicali di Alessandro Ruberto (tastierista e compositore) che ripropongono i ritmi martellanti e sintetici di quegli anni. Dopo il “demo” promozionale di 4 brani del 2010, ecco l’album d’esordio intitolato Deviazioni con la sua copertina “splatter” che rimanda vagamente alla Lulu del binomio Lou Reed & Metallica e racchiude piccoli gioielli di new wave “shakerati” con ingredienti importanti quali Krisma, Diaframma, Garbo, Soft Cell e i primissimi Spandau Ballet.

La falsa “leggerezza” degli Anni '80, qui, viene rivisitata dall’asprezza degli Anni Zero, dai testi disillusi e dalle immagini forti di De Santis. Deviazioni apre decisa le danze, Manifesto è un omaggio ai Krisma e la notevole Gatto nero gatto bianco non sfigurerebbe su un disco dei Wall of Voodoo. Il mio cuore sanguina ha un testo "kafkiano" (“Molle arricciate come i miei capelli/Scarafaggi sul tappeto del bagno/Una porta scorticata da un lembo/Le finestre cigolano odio”), mentre New York affascina con la sua ritmica avvolgente e la cadenza cupa e solenne che fa da sottofondo a parole d'amore durissime (“Tu che abbassi la testa e mi succhi l'amore”). La passione per la musica industrial vien fuori prepotente da Continuo ad urlare; Paris, cinematografica e cantata in francese, è una passeggiata tortuosa con Les Fleurs du Mal di Charles Baudelaire sottobraccio e Garbo che occhieggia qua e là; Campo di battaglia, è un elettro-punk di grande impatto coi testi di nuovo in primissimo piano (“Dopo la battaglia ogni uomo/guarda dentro per veder/ciò che è rimasto da buttare”), mentre la conclusiva Milano dorme, strumentale notturno, è un gioiello “underground” che sotto una patina di “revival” nasconde un’anima poetica che brilla nel caos e nella foschia della metropoli.

www.danzemoderne.it

www.cinetecameccanica.it

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