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dEUS - Keep You Close (Pias)

di Stefano Bianchi

Umore: MELODICO/ELETTRICO

La classe non è acqua. Soprattutto se in ballo ci sono i dEUS, 20 anni di carriera alle spalle e una solida reputazione da (concedetemi il gioco di parole) “dEUS ex machina”. La band, infatti, nasce nel 1991 con lo scopo di spezzare il monopolio angloamericano del rock. Lo fa da Anversa con un paio di mosse strategiche: dopo qualche “demotape” autogestito, il gruppo belga si fa notare nel ’94 col singolo Suds And Soda. Da qui al primo disco il passo è breve: Worst Case Scenario, riconosciuto dai critici fra le incisioni più influenti degli Anni ‘90, è puro eclettismo che frulla art rock, jazz e avanguardia citando Velvet Underground, Charles Mingus, Tom Waits e Captain Beefheart. Da allora, causa mutazioni d’organico che li hanno portati più volte sull’orlo della crisi, non è che i dEUS abbiano inciso molta altra musica. All’altezza, però, con 5 album ben attenti a salvaguardare la fama di “cult band”.
Tom Barman, istrionico vocalist e chitarrista, regge fin dal debutto le redini della formazione che comprende Mauro Pawlowski (chitarra, voce), Alan Gevaert (basso), Klaas Janzoons (tastiere, violino) e Stephane Messeghers (batteria, voce) e ha inciso nel giro di 6 mesi Keep You Close impostandolo sull’evoluzione e la bellezza della melodia dopo aver preso le distanze, ha precisato, «da quel suono veramente forte, che ti colpisce in faccia» riferito ai precedenti capitoli discografici. In più, il nuovo album è stato prima “collaudato” nei concerti dell'estate 2011 così da rendere ogni canzone «più matura per le registrazioni». Melodicamente efficaci come certi temi da film di Ennio Morricone e John Barry, la “title track” e The End Of Romance sprigionano carezze orchestrali e strappi elettrici mentre Dark Sets In, avvolgente e ipnotica, ricorda il miglior Nick Cave e Twice (We Survive) procede melliflua, in punta di piedi, ma pronta a spiccare il balzo felino. Ghost, sostenuta da umori musicali che ricordano i Cure più orecchiabili, si evolve in un rock possente; e riaffiorano gli Anni ‘80 anche in Constant Now: vocazione radiofonica e stretta osservanza funky, ripensando agli INXS. The Final Blast, con basso e batteria jazz per uno svolgimento rapido e swingante, è invece un mordi-e-fuggi di chitarre e pianoforte, mentre il ritmo sgranato e prezioso di Second Nature fa da contrappeso alla conclusiva Easy, caustica melodia intossicata da disturbi elettrici che diluisce atmosfere progressive rock a metà strada fra King Crimson e Van Der Graaf Generator.

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