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Crazy Clown Time
David Lynch
Dark Night Of The Soul
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David Lynch - Crazy Clown Time (Sunday Best/Family Affair)

di Stefano Bianchi

Umore: PERVERSO

Le sue ultime morbosità cinematografiche risalgono al 2006, ingabbiate nel film Inland Empire. E non gli passa minimamente per il cervello di tornare dietro alla macchina da presa. È soprattutto la musica ad intrigare David Lynch. Non solo oggi, ma fin dai tempi di Eraserhead (1977) quando scrisse con Peter Ivers il brano In Heaven infilandolo nella colonna sonora. Poi arrivarono le collaborazioni con Angelo Badalamenti per lo “score” di Twin Peaks (‘90); col pianista polacco Marek Zebrowski per il cupo canzoniere di Inland Empire; con gli Sparklehorse e Danger Mouse in occasione dell’album Dark Night Of The Soul (2009). Mancava all’appello un disco tutto suo. Detto e fatto: il lugubre Mr. Lynch s’è chiuso negli Asymmetrical Studios di Hollywood con l’ingegnere del suono Dean Hurley, l’ha cortesemente invitato a suonare chitarra e batteria in qualche pezzo, lui stesso ha imbracciato la chitarra, ha suonato il sintetizzatore ed ecco pronto Crazy Clown Time, l’album dei suoi incubi. «Un bell’intreccio di esperimenti con suoni e musiche», ha dichiarato. «Tutti i 14 brani sono nati da improvvisazioni. Dopodichè gli abbiamo dato forma e parole». Felici (dice lui) incidenti creativi hanno contraddistinto le registrazioni: «Ce ne sono stati parecchi. Tant’è che Crazy Clown Time avrebbe dovuto nascere in ospedale».

Scherzi a parte (ma non troppo), il risultato è un grumo di canzoni “dark” che il 65enne regista definisce modern blues. Al di là delle etichette, certi scorci sonori e certi ritmi ipnotici non potevano che esser frutto della sua mente perversa. E quando canta (tranne che nello stralunato rockabilly di Pinky’s Dream, affidato alla voce di Karen O degli Yeah Yeah Yeahs), le sue intonazioni somigliano a quelle di Neil Young. Se l’inizio del disco (Good Day Today) si affida a un technopop che ricorda Moby, So Glad e Noah’s Ark cavalcano il ritmo alla moviola del trip-hop, mentre Football Game e I Know sono blues ubriachi. Strange And Unproductive T, invece, è una litanìa elettronica che si stempera in un alternative country che si fa addirittura “morriconiano” nello strumentale The Night Bell With Lightning. Si respira tutt’altra aria (azzardo: rock/discotecara) in Stone's Gone Up, ma poi è il blues a riemergere con Crazy Clown Time scovando rumori e clangori nello stile di Tom Waits. These Are My Friends, a sorpresa, detta un country-blues da Bob Dylan in acido lisergico, e col suo incedere felpato Speed Roadster s’incolla al miglior Neil Young. Movin' On e She Rise Up, infine, rallentano fino all’evaporazione puntando sul ritmo sdrucito della batteria, l’uso visionario dell’elettronica e la voce filltrata dal vocoder che via via si spegne fino a rendersi irriconoscibile. E bravo Lynch.

www.sundaybest.net

http://davidlynch.com  



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