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John Cale - EP: Extra Playful (Double Six Records)

di Stefano Bianchi

Umore: IMPREVEDIBILE

Frutto del caso? Coincidenze del destino? Fatto sta che Lou Reed e i Metallica stavano affilando le chitarre elettriche, e tutt’a un tratto rispunta John Cale, “chè la diritta via era smarrita” da Circus Live del 2007. Proprio lui, il nemico/amico di Lou: d’amore e d’accordo, la coppia, fino a White Light White Heat; in solidale armonia per le Songs For Drella, omaggiando Andy Warhol; sui tizzoni ardenti in occasione della “reunion” dei Velvet Underground datata ‘93 e poi chi s’è visto s’è visto. Anzi: meglio se non ci vediamo più. Neanche di striscio. Così è stato e così è. Lou Reed sta (porno)amoreggiando con Lulu? John Cale fa l’ultra-giocoso con Extra Playful: 5 pezzi in formato EP (Extended Play, fa molto Anni ’80), anticipando l’album che uscirà a primavera 2012. Anche nel 2003 5 Tracks fece da antipasto a HoboSapiens, rivelandosi perfino più bello di quest’ultimo. Magari succederà anche a Extra Playful di surclassare il disco che verrà. È talmente imprevedibile, il gallese… Di sicuro la nuova cinquina suona bene, motivata e imprevedibile, con Mr. Cale a dividersi fra tastiere, sintetizzatori, chitarre, viola e basso, ben supportato da Dustin Boyer (chitarre, sintetizzatori), Michael Jerome (batteria, percussioni), Erik Sanko (basso), Deantoni Parks (batteria in Whaddya Mean By That), Noelle Scaggs e Destani Wolf (cori in Hey Ray).

Apre radiofonicamente le danze (è il caso di dirlo) Catastrofuk: orecchiabile, saltellante, ballerina e lunatica al punto giusto, nel suo moto perpetuo di technopop e rock. Whaddya Mean By That è l’esatto opposto: melodia incantevole/sdrucciolevole con un’ombra d’ambient music “à la” Brian Eno, e poi progressione da ballata e cortocircuito elettrico stile Robert Fripp proprio là, nel cuore. Hey Ray (fenomenale) è blues, funk, distorsioni, ritmi sincopati e rap fusi assieme. Pile A L’Heure (cantata in francese sfruttando il vocoder) è l’altro gioiello: dark e trip-hoppettara, sostenuta da robusti giri di basso, azzera (ridicolizzandolo) l’intero repertorio dei Massive Attack. Perfection (degna chiusura), è, appunto, la perfezione: acidula e urticante, come le cose migliori di Fear. Chi dei 2 rosicherà? Lou Reed ascoltando Extra Playful, o John Cale ascoltando Lulu?

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